Per noi non c’è cosa più bella durante un viaggio di poter vedere gli animali in libertà nel loro habitat naturale. Purtroppo in molte parti del mondo gli animali vengono sfruttati a scopo turistico (circhi, zoo, acquari sono posti che non finanzieremo e sosterremo mai con i nostri soldi) . Non è facile capire bene, sopratutto quando non si fa ricerc ain loco, ma dall’altra parte del mondo, quali progetti sono realmente a sostegno e rispetto degli animali e quali invece nascondo sfruttamnte turistico.
In Asia sono molti i santuari degli elefanti in cui in realtà poi gli elefanti vengono addestrati per spettacolini a favore di turista, in cui vi fanno fare il bagno con loro (cosa tra l’altro decidsamente presicolosa) o ve li fanno cavalcare. Io cercavo qualcosa di diverso, dove venisse restituita all’elefante la possibilità di essere semplicemente un elefante, seppur con dei limiti e compromessi dettati dalla necessità di salvaguardarlo e proteggerlo e di raccogliere fondi tramite un turismo più etico per sostenere questi progetti che dal punto di vista economico solitamente sono molto impegnativi.
E così nella mia ricerca misono imbattuta nel progetto della Kulen Elephant Forest, la riserva dove gli elefanti in pensione ritrovano la dignità e la libertà.
Partiamo da una contestualizzazione importante per capire la situazione degli elefanti in Cambogia.
In tutto il paese, la situazione è complessa. Tra 400 e 600 elefanti asiatici vivono in natura — nei Cardamom Mountains, nelle pianure del Tonlé Sap o nelle alture del Mondulkiri.
La pressione però è costante: deforestazione, frammentazione degli habitat, bracconaggio, conflitti tra elefanti e comunità, commercio illegale di avorio. In risposta, il governo e ONG come Fauna & Flora promuovono piani decennali per conservare e connettere ecosistemi, ridurre la caccia illegale, rafforzare pattugliamenti e sensibilizzare le persone.
Glie elefanti elvatici sono così pochi perchè per moltissimi anni sono stati sfruttati per il turismo.
La svolta è avvenuta nel tardo 2019, quando è stata annunciata una decisione storica: attorno ai templi di Angkor, non sarebbero più stati consentiti giri a dorso di elefante.
In particolare, il 14 novembre 2019, Long Kosal, portavoce dell’Apsara National Authority (l’ente responsabile della tutela del sito archeologico), dichiarò che tutte le attività di turismo con elefanti sarebbero state vietate a partire dal 2020 e gli elfanti trasferiti nelle foreste cambogiane.
Ed è in questo periodo che nasce il progetto della Kulen Elephant Forest.
Il progetto nasce nel 2018 grazie a David Piot, ma è nel 2019 che la riserva apre ufficialmente — con circa 400 ettari di foresta al confine dei Kulen Escarpment e un gruppo di elefanti che per anni avevano lavorato ad Angkor. Quel passaggio non è stato semplice: i mahout 8 i guardiani degli elefanti, ognuno ha il suo) dovevano imparare di nuovo come prendersi cura di animali non più strumenti di lavoro, e gli elefanti dovevano ritrovare equilibrio in una vita fatta di relazioni, passeggiate, bagni nel fango e cibo “libero”, non imposto.
Oggi il gruppo è formato da dieci membri — un maschio e nove femmine — tutti con nomi che raccontano storie: Chi Chlorb, Chi Mean, Gom Phoy e gli altri.
A differenza dei campi-elefante tradizionali dove le attrazioni passano dal domare all’intrattenere, qui non ci sono spettacoli e non è possibile cavalcare gli elefanti. Gli ospiti osservano, camminano, danno cibo, imparano; ma gli elefanti non lavorano, non eseguono trucchi, non vengono sfruttati per il divertimento dei turisti. È un approccio diverso, etico, improntato alla dignità animale.
Il Kulen Elephant Forest non è solo un rifugio, ma un laboratorio: sperimenta la ripopolazione e la conservazione genetica. L’idea è di far nascere piccoli elefanti, mantenendo la diversità e contrastando l’isolamento riproduttivo tipico delle popolazioni frammentate.
E lungo questo percorso, incoraggia altri proprietari di elefanti a considerare modelli alternativi: invece del turismo sfruttatore, l’elefante può essere parte di un progetto di conservazione e orgoglio culturale.
INFORMAZIONI PER LA VISITA
La riserva si trova a circa un’ora Siem Reap e la visita è guidata e non può essere fatta in autonomia. Si parte dal centro visitatori di Siem Reap con piccoli mini van in gruppi di max 12 persone e la visita può essere fatta di mattina (circa 08:00–14:00) con pranzo compreso e pomeriggio (12:00–18:00) con aperitivo.
Arrivati alla riserva il tour inizia con una breve introduzione sul progetto, i suoi obiettivi e regole di rispetto — prima di avvicinarsi agli elefanti. Si preparano snack naturali (pane di frutta, canna da zucchero) e si osserva il loro comportamento mentre passeggiano, si nutrono o si divertono nel fango. E’ possibile in alcuni momenti avvicinarsi per dar loro da mangiare e accarezzare alcuni esemplari.
Il costo è di circa 90 dollari a testa.
Sul sito ufficiale trovate tutte le info per la prenotazione.