Mostra ospitata da Pirelli Hangar Bicocca nel 2022
Quando si parla di Maurizio Cattelan non si può che definirlo artistar.
Visionario, provocatore, eccentrico, misterioso… ogni apparizione delle sue opere/installazioni è seguita da una scia di polemica o discussione.
Cattelan torna a esporre a Milano dopo ben 11 anni (L.O.V.E. risale al 2010) in cui le sue opere hanno fatto il giro del mondo . E lo fa in una location che è il tempio milanese della sperimentazione artistica, del coraggio espositivo e della democrazia dell’arte: l’Hangar Bicocca. E non solo: propone un percorso minimalista e intenso fatto di solo 3 installazioni che da sole riempiono l’Hangar e allo stesso tempo si circondano di vuoto.
«Breath Ghosts Blind» è silenzio e rigore, serietà e dolore. C’è provocazione anche qui, ma queste tre opere evocano sopratutto melanconia e riflessione. Il personale invito di Cattelan è quello di riflettere «sul momento che stiamo vivendo», «sull’arte che affronta la creazione, la vita e la morte, in pratica gli stessi temi dall’inizio della storia dell’uomo», come ha spiegato durante la preview riservata a pochissimi. «I temi si intrecciano così con l’ambizione di ogni artista di divenire immortale attraverso il proprio lavoro», ha aggiunto. «Ogni artista deve confrontarsi con entrambi i lati della medaglia: con un senso di onnipotenza e con il fallimento».
La prima opera che si incontra è Breath, realizzata in marmo bianco di Carrara, una scultura che rappresenta in scala reale la figura di un uomo in posizione fetale e di un cane distesi a terra uno di fronte all’altro in una posizione che ci fa pensare stiano dormendo e che da “luce” a chi pur vivendo dalla luce non è visto da nessuno, i senza tetto.

Tutto intorno c’è la seconda installazione Ghosts : centinaia di piccioni imbalsamati invadono gli spazi dell’Hangar e diventano osservatori e presenza dello spazio espositivo.
«Sono esseri straordinari, hanno un incredibile senso dell’orientamento e se liberati in un posto sconosciuto, riescono sempre a trovare la strada di casa», ha spiegato l’artista. «Sono tra i pochi animali a riconoscersi allo specchio e sanno adattarsi a leggere le situazioni. Sono molto affidabili, ma nel bene e nel male, trasportano con sé un pezzetto di tutto quello su cui si posano. I loro occhi ci osservano, ci controllano e non sappiamo se considerarli amici o nemici».
Cattelan aveva già realizzato un’installazione simile alla Triennale di Venezia , Tourists , con un intento provocatorio nel 1997 quando appunto voleva denunciare la condizione di abbandono in cui aveva trovato il Padiglione Italiano durante un sopralluogo.

Ultima opera nel Cubo dell’Hangar Bicocca è Blind : un monolite nero in cui si interseca la sagoma di un aereo. E il pensiero, non casualmente, va subito all’ 11 settembre e alle Torri Gemelle.
«Ero a New York il giorno dell’attacco alle Twin Towers e mi stavo imbarcando su un volo», ha spiegato l’artista. «Sono dovuto tornare a casa a piedi dall’aeroporto LaGuardia, ci ho messo ore e quello che ho visto, mi è rimasto dentro. Erano scene terribili, apocalittiche, e continuo a portare con me il ricordo di quell’evento tragico che mostrava tutta la fragilità della nostra condizione umana». «Certe immagini ed oggetti – ha aggiunto l’artista padovano – hanno un incredibile potere simbolico, sono così forti che assumono un significato più ampio e diventano evocative di tante cose, non solo di quell’avvenimento. In questo senso, prendere una certa distanza spaziale e temporale, diventa un passaggio necessario per ricordare».

Mostre passate all’Hangar Bicocca
– Fontana
– Take me I’m yours
– Chen Zen
– Cerith Evans