Peter Lindbergh – Untold stories 

Peter Lindbergh è stato uno dei fotografi di moda più iconici del nostro tempo.
Nasce in Polonia nel 1944 in una città che all’epoca apparteneva alla Germania. Muore in Francia nel 2019 a 74 anni.

Peter Lindbergh non è mai stato un uomo “stanziale”. Già a 18 anni infatti si trasferisce in Svizzera, poi a Berlino, ad Arles (perchè li ha vissuto il suo idolo Van Gogh), Spagna e Marocco.  Appassionato di pittura quando torna in Germania  si iscrive all’Università di arte di Krefeld.

Inizia ad interessarsi di fotografia 2 anni dopo quando nel 1971 diventa assistente del fotografo Hanz Lux. 
Nel 1978 si trasferisce a Parigi e inizia a lavorare per Vogue.
Il suo stile minimale, elegante fortemente influenzato dal punto di vista stilistico dalla danza e dal cinema tedesco lo rendono in breve tempo uno dei fotografi di moda più apprezzati e richiesti. 

Il suo approccio al ritratto è volto a spogliare i modelli di sovrastrutture : cerca pose naturali, poco trucco, approccio minimal.  Per molto tempo, e direi ancora oggi, la sua estetica ha fatto scuola nel mondo della moda e della pubblicità.

Peter Lindbergh ha collaborato con le riviste più importanti come il New Yorker, Vanity Fair, Rolling Stone e Harper’s Bazaar, ha scattato le campagne pubblicitarie di molti  importanti marchi di moda, tra cui Calvin Klein, Giorgio Armani e Prada, e ha relizzato ritratti di persone famose come Catherine Deneuve, Mick Jagger,, Tina Turner, John Travolta, Madonna e Sharon Stone, Linda Evangelista, Cindy Crawford, Naomi Campbell  tra gli altri. Potete trovare sue fotografie   nei musei più importanti al mondo, come il MoMa’s PS1 di New York, il Victoria and Albert Museum di Londra e il Centre Pompidou di Parigi.

A Torino, per la prima volta in Italia è stata presentata la versione completa della mostra UNTOLD STORIES  ; la mostra che sta girando il mondo è stat curata dall’autore stesso .

“La mostra mi ha permesso di riconsiderare le mie immagini in un contesto non fashion. La presentazione mira ad aprire le fotografie a diverse interpretazioni e prospettive “, ha sottolineato Lindbergh “Tuttavia, non cerco di affermare che le mie foto non siano fotografie di moda, non sarebbe neanche vero. Insisto sulla definizione di “fotografia di moda” perché per me questo termine non significa che si debba rappresentare solo la moda: la fotografia è molto più grande della moda, fa parte della cultura contemporanea. “

Dal comunicato stampa di Paratissima

La mostra è concepita in tre capitoli. Due installazioni di grandi dimensioni completano la presentazione e gettano una luce fresca e sorprendente sul lavoro di Lindbergh. Manifest, la monumentale installazione di apertura, che presenta diversi blueback di grandi dimensioni, è stata sviluppata appositamente per la presentazione e fornisce un’introduzione coinvolgente e stimolante alla comprensione della fotografia di moda di Lindbergh.

Nella sezione centrale della mostra, Lindbergh ha scelto e organizzato insieme le immagini che considerava personalmente fondamentali nell’ambito della sua opera. Ha sperimentato con i suoi materiali d’archivio e ha rivelato nuove storie rimanendo fedele al suo linguaggio. Fotografie emblematiche insieme ad altre mai viste prima, vengono esposte in coppia o in gruppi, dando luogo a interpretazioni inaspettate e suggestive.

La mostra si chiude con la video installazione Testament (2014), che svela un lato fino ad ora sconosciuto della pratica e del carattere del fotografo tedesco. Girato attraverso uno specchio unidirezionale, il video mostra lo scambio silenzioso tra la telecamera di Lindbergh ed Elmer Carroll. Il detenuto nel braccio della morte della
Florida ha trascorso 35 minuti a guardare attentamente il suo riflesso: meditativo, introspettivo e con un’espressione facciale minima. Presentata per la prima volta, l’installazione Testament aggiunge una dimensione inaspettata alla mostra e apre una discussione su argomenti che erano di centrale importanza per Peter Lindbergh: introspezione, empatia e libertà.

La mostra è organizzata a Torino dal Kunstpalast, Düsseldorf, in collaborazione con Peter Lindbergh Studio, Parigi.

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