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Sebastião Salgado è considerato uno dei più grandi fotografi del XX secolo.

Nasce in Brasile nel 1944 e cresce in una tenuta agricola nella foresta pluviale.

A 15 anni si trasferisce in città per completare gli studi .

E’ un momento storico in cui il Brasile si sta trasformando e comincia ad industrializzarsi e a diventare uno stato che commercializza col mondo. Salgado, prima ancora di essere un fotografo è un attivista e si pone in netto contrasto a questa trasformazione socio-politica.

All’università Salgado incontra Leila Wanick . amica, socia, compagna di lotte politiche prima e compagna per la vita poi.

parte per Parigi per finire gli studi in economia e qui inizia. alveolare per una banca di investimenti che li porta a viaggiare molto, sopratutto per finanziare lo sviluppo in Africa. E’ da questa esperienza che la fotografia entra nella sua vita in maniera invadente.

Nel 9173 inizia così a realizzare reportage sulla rivoluzione in Portogallo, sulla guerra in Angola e Mozambico.

Salgado è uno dei più importanti fotografi umanisti. Parla di realtà calpestate, fughe, calvari, nuove schiavitù, martirio di paesi sconvolti dalla guerra.

Tra il 1986 e il 2001 si dedica principalmente a due progetti. Prima documenta la fine della manodopera industriale su larga scala nel libro La mano dell’uomo (Contrasto, 1994) e nelle mostre che ne accompagnano l’uscita (presentata in sette diverse città italiane). Quindi documenta l’umanità in movimento, non solo profughi e rifugiati, ma anche i migranti verso le immense megalopoli del Terzo mondo, in due libri di grande successo: In cammino Ritratti di bambini in cammino (Contrasto, 2000). 

Si reca in Rwanda per documentare le condizioni di povertà , ma la situazione che incontra lo segna particolarmente e gli fa perdere la voglia di essere un fotografo.

Torna ad occuparsi di fotografia quando torna in Brasile e decide di battersi per salvaguardare la foresta pluviale della sua tenuta agricola ormai in rovina.

decise di fare un’opera di riforestazione. Dopo alcuni anni, 2 milioni e mezzo di alberi continuarono a crescere ricoprendo chilometri di deserto e facendo riprendere l’ecosistema.

E’ da questa nuova consapevolezza che nasce “Genesi”, altra grande opera del fotografo creata con un altro scopo: la rinascita e la voglia di salvare, in qualche modo, il proprio pianeta.

09-4-4533. The Anavilhanas, the name given to around 350 forested islands in Brazilís Rio Negro, form the worldís largest inland archipelago. Covering 1,000 square kilometers of Amazonia, they start 80 kilometers north-west of Manaus and stretch some 400 kilometers up the Rio Negro as far as Barcelos. Their formation dates back to the last Ice Age when changes in the flows of rivers entering the Rio Negro produced accumulations of sediment which, over time, resulted in sandbars and islands. Since water levels change with the seasons by as much as 20 meters, the Anavilhanas are themselves ever-changing, with channels, sandbars and lagoons appearing during the dry season and some small islands vanishing when waters rise. Many of the larger islands, though, are self-contained parcels of rain forest. Brazil. May 2009.

La consapevolezza della natura da proteggere gli ridà lo stimolo per tornare a fotografare e ad occuparsi da qui in poi principalmente del rapporto tra uomo e natura, della ricerca di luoghi incontaminati, della maestosità e della forza di madre terra.

Comincia nuovamente a viaggiare, buttandosi alla scoperta di nuovi spazi e luoghi ancora da scoprire, incolumi dalla cattiveria del genere umano, privi da attori esterni, puri.

Salgado è stato anche un fotografo della Magnum in cui entra nel 1979 ma ne esce nel 1994 per creare, insieme a Lélia Wanick Salgado, Amazonas Images, una struttura autonoma completamente dedicata al suo lavoro.

La forza della fotografia di Salgado è nell’unione tra il contenuto dei suoi reportage e la perfezione formale e compositiva dei suoi lavori. Le sue foto sono quasi sempre in bianco e nero.

Scatta con LEICA e principalmente tre lunghezze focali: 28mm, 35mm, 60 mm. Fino all’11 settembre ha sempre scattato in analogico in medio formato, ma dopo quella data l’introduzione massiva di controlli di sicurezza a raggi X l’ha costretto a passare al digitale perchè i negativi si rovinavano troppo sotto ai macchinari. Ora utilizza una Canon 1Ds.

Nel 2014 il figlio di Salgado, di nome Juliano Ribeiro Salgado, con Wim Wenders dirige il documentario Il sale della terra, che ritrae le opere del fotografo brasiliano. Il film documentario ottiene una candidatura ai premi Oscar 2015.

Qui potete ascoltare il suo TED’S TALK del 2013.

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Dalla mostra “Amazonia”, Fabbrica del Vapore, Milano – 2023

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