Lo ammetto subito: Alex Webb è uno dei miei fotografi preferiti e quando qualcuno dei mie studenti mi chiede “Prof, ma a lei piace Webb? Dalle sue foto si vede” per me è un grande complimento.

Ovviamente è impossibile copiare le sue immagini , ma l’attitudine che ha a comporre le sue fotografie su diversi piani di profondità è una cifra stilistica che sicuramente mi ha plasmata nella mia visione e interpretazione fotografica.

Ma parliamo di lui, non di me!

CHI E’ ALEX WEBB?

Alex Webb è un fotografo nato nel 1952 a San Francisco ed è membro della Magnum dal 1979.

Per chi non lo sapesse la Magnum è una delle più importanti agenzie fotografiche al mondo fondata da nientepopodimeno che il sacro quartetto della fotografia +1 : Henri Cartier-Bresson, David Seymur, George Rodger, Robert Capa e William Vadivert. (Il + 1 è l’ultimo nome che non è blasonato come quello degli altri 4 fotografi). E giusto per tornare ad Alex Webb non è proprio così semplice entrare a far parte della Magnum Photos.

Per prima cosa si deve fare richiesta di ammissione presentato un primo portfolio che verrà valutato dall’agenzia  nell’annuale riunione dei soci. Se c’è esito positivo si inizia un periodo di affiancamento di 2 anni con uno dei soci dopo di che si diventa associati. Ma non è ancora finita perchè dopo altri 2 anni si ripresenta un secondo portfolio e se anche questo verrà valutato positivamente si diventa soci tutti gli effetti.

Qui trovate il suo profilo sul sito della Magnum.

Sposato con Rebecca Norris, anche lei fotografa con cui ha collaborato in alcuni progetti.

Ecco, Alex Webb si appassiona di fotografia proprio in seguito a dei seminari di fotografi Magnum.

alex webb

USA. San Ysidro, California. 1979. Mexicans arrested while trying to cross the border to United States.


TURKEY. Istanbul. 2001. Outside of the Blue Mosque during Ramadan.

CHE TIPO DI FOTOGRAFI FA?

Alex Webb è uno dei più importanti , e io aggiungerei originali, esponenti della street photography.
Il suo stile è caratterizzato da colori e luci intense. Compone le sue immagini dando peso alle ombre e sviluppando le sue sottile su diversi piani.

Realizza immagine piene di elementi a cui riesce a trovare un ordine compositivo incredibile. Le sue immagini non si leggono solo in larghezza, ma anche e sopratutto in profondità.

E’ un fotografo “esploratore”, viaggia e ha viaggiato molto in America Latina dove ha realizzato la maggior parte delle sue opere.

Inutile fare un elenco dei luoghi in cui ha esposto o dei premi che ha vinto. Sono troppi e risulterebbe un elenco della spesa.

alex webb

alex webb

 

CITAZIONI

  • “Mi vedo come qualcuno che parte, esplora e poi, alla fine, scopre. L’unica cosa che so fare, è affrontare un luogo camminando. Questo è ciò che fa un fotografo della strada: cammina, osserva, aspetta, parla, e poi guarda e aspetta ancora un po’, cercando di non perdere mai la fiducia nel trovare subito dietro l’angolo qualcosa di inatteso, di sconosciuto, oppure il lato nascosto di cose che conosce già”
  • “La fotografia è una magia che nasce dall’incontro della soggettività del fotografo con l’oggettività della realtà, da questo incontro nasce una terza dimensione che vive della tensione tra la verità e l’immaginazione“.
  • “L’unico modo che conosco per affrontare un posto nuovo è camminare. Perché un fotografo di strada deve camminare e guardare e aspettare e parlare, e poi guardare ancora, cercando di mantenere la fiducia che l’incognito, l’inaspettato o il cuore segreto di ciò che già conosce, lo aspetti dietro l’angolo.”
  • “Spesso il tempo è il miglior editor. La percezione che si ha del proprio lavoro il giorno dopo aver fotografato è molto diversa una settimana dopo, e ancora di più dopo 3 settimane o 3 mesi.
  • “Il tempo aiuta a liberarsi dai legami affettivi che si hanno con le immagini: ‘mi sono trovato così bene con la persona che ho fotografato, che la foto non può che essere bella’, oppure ‘ce l’ho messa tutta per fare questa foto, quindi non può essere venuta male’.
    Il tempo ci dà la distanza necessaria per vedere con più chiarezza il nostro lavoro”.

PUBBLICAZIONI

Anche qui l’elenco non sarebbe cortissimo. Ne cito due che sono tra i mie lavori preferiti e uno che si discosta un po’ da quello che siamo abituati a vedere di Webb.

1.The suffering of Light (2011) che è il libro che sfoglio nel video qui sotto

Trenta anni di fotografia a colori, di osservazione partecipata, di fotogiornalismo vissuti e raccontati da un protagonista di eccezione. “Nel corso degli anni la mia visione a colori, emersa per la prima volta ai tropici, si è estesa a progetti diversi e mi ha portato non solo in America Latina e in Africa, ma anche in Florida e a Istanbul. Questo libro, con il suo ordine più meno cronologico, riflette il processo creativo a volte caotico, a volte misterioso, i progetti e le ossessioni, temi e le passioni, le tensioni culturali e le parentesi che si sono intrecciate negli anni della mia vita di fotografo delineando una cronaca di strada che procede ininterrotta dal 1979 ad oggi.” (Alex Webb)

2.Memory City realizzato con la moglie Rebecca Norris
Questo libro è un’esplorazione fotografica della cittadina di  Rochester, New York, che è stata per molti anni la “casa” della Kodak. Il reportage è stato realizzato un anno dopo che la Kodak ha dichiarato bancarotta.
E’ stato realizzato con pellicole Kodak in omaggio alle pellicole a lungo usate dalla coppia e alla città stessa che da quel momento

3. I volti della Liguria, è un libro commissionato dalla Banca Carige che ha voluto che Webb ritraesse i volti dei lavoratori liguri

E’ molto interessante vedere come , anche in un ambiente diverso da quelli in cui Webb ci ha abituati a vedere ambientate le sue fotografie, le immagini mostrino la stessa costruzione e la stessa ricerca di vitali e vitalità di tutto il resto del lavoro del fotografo.

ITALY. Sestri Levante. 2015. Sailing on a Leudi (lateen-rigged boat).
ITALY. Genoa. 2015. Unloading fish.
ITALY. Ventimiglia. 2015.
ITALY. Altare. 2015. Glassmaking.
ITALY. Albisola. 2015. Ceramic Making.
ITALY. Genoa Pra. 2015. Filippo Mantera picking basil.
ITALY. Genoa Voltri. 2015. Focaccia-making.
ITALY. Genoa. 2015. Camali (stevedores).
ITALY. Genoa. 2015. Drogheria Torielli.
ITALY. Genoa. 2015. Viganotti chocolate shop.
ITALY. Genoa. 2015. Barber Tanino Ferrrante, client Nicola Solari.
ITALY. Recco. 2015. Focaccia maker Biagio Palombo
ITALY. Sestri Levante. 2015. Ugo Rocca onboard Leudo.
ITALY. Portovenere. 2015.
ITALY. La Spezia. 2015. The Arsenale.
ITALY. 2015. Fisherman off Camogli.
ITALY. 2015. Sestri Levante procession.
ITALY. 2015. Sestri Levante procession.
ITALY. Ventimiglia. 2015.
ITALY. Camogli. 2015.
ITALY. Cinque Terre. 2015.
ITALY. Cinque Terre. 2015.

ANEDDOTI

  • Alex Webb ha imparato a sviluppare in camera oscura fin da bambino, ma non ama questa tecnica e preferisce dedicarsi al disegno. Si è quindi appassionato a De Chirico da cui ha imparato l’uso dei blocchi competitivi che poi ha messo nella sua fotografia.

  • Alex Webb non riguarda mai i suoi scatti subito dopo averli realizzati perchè crede che ci si leghi emotivamente a quello che si ha fotografato e se non si lascia il tempo alle immagini di staccarsi dal nostro vissuto come fotografi non si può essere obiettivi nella selezione.

  • Anche Alex Webb come molti altri fotografi era a New York il triste giorno dell’11 settembre 2001.
    «Quella mattina sono uscito e sono andato a comprare il giornale» – racconta Webb. «Era una giornata bellissima e non avevo idea di cosa stesse succedendo, ho sentito la gente per strada che parlava delle Torri. Allora sono tornato indietro, ho acceso la televisione e ho visto crollare la seconda torre. Ho preso subito la macchina fotografica per andare a Ground Zero, mentre uscivo mia moglie ha detto: “Voglio venire con te”».
    «Istintivamente ho detto di no, non volevo avere la preoccupazione della sua sicurezza, ma alla fine è venuta con me. Le metropolitane erano chiuse, la nostra macchina dal meccanico, così abbiamo dovuto noleggiarne una. Abbiamo guidato fino all’East River e parcheggiato a Brooklyn Heights. Appena siamo scesi dalla macchina – continua Webb – un uomo è uscito da un palazzo e ci ha gridato: “Volete venire a vedere dal tetto?”. Siamo saliti e la prima cosa che ho avuto davanti è questa immagine di una mamma che coccola il suo neonato e dietro Manhattan avvolta nel fumo».
    «È la prima foto che ho scattato l’11 Settembre, poi siamo andati verso 
    Ground Zero e ho fotografato le persone coperte completamente di polvere, ma quella è di gran lunga la più interessante. Questa foto, figlia della casualità, ci parla di una tragedia ma anche del futuro. Quando mi sono trovato in situazioni estreme, scontri, violenze, guerre civili, spesso ho avuto la sensazione che accanto a un grande evento la vita vada avanti, e lo noti dai piccoli particolari. È il modo in cui la gente prova a sopravvivere, è affascinante coglierlo».

    alex webb

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