Quando si parla di arte concettuale e sperimentazione visiva, Bruce Nauman è una delle figure più rivoluzionarie del XX secolo. Artista poliedrico, noto per le sue installazioni, sculture, performance e neon, Nauman ha ridefinito il concetto stesso di arte, trasformando lo spazio e il linguaggio in esperienze sensoriali e intellettuali.

Nato nel 1941 a Fort Wayne, Indiana, Nauman ha studiato matematica e fisica prima di dedicarsi all’arte all’Università del Wisconsin e successivamente all’Università della California. Fin dagli anni ’60, ha esplorato la relazione tra corpo, linguaggio e spazio, sfidando le convenzioni artistiche tradizionali.

Influenzato dal minimalismo e dall’arte concettuale, ha abbracciato una grande varietà di media: dalla scultura al video, dal suono alla performance, fino all’uso del neon, con cui ha creato opere iconiche capaci di trasmettere messaggi provocatori e profondi.

Bruce Nauman non si è mai limitato a un unico stile. La sua arte è un’indagine continua sul comportamento umano, sulla percezione e sulla comunicazione. Alcune delle sue opere più famose includono:

  • “Walking in an Exaggerated Manner Around the Perimeter of a Square” (1967-68): una performance in cui cammina esageratamente intorno a un quadrato, riflettendo sul movimento come linguaggio visivo.
  • Le sue installazioni al neon, come “The True Artist Helps the World by Revealing Mystic Truths” (1967), dove il testo stesso diventa opera d’arte.
  • “Clown Torture” (1987): un’opera video disturbante che esplora la ripetizione, il disagio e il lato oscuro dell’intrattenimento.

Le installazioni di Nauman sono ospitate nei più grandi musei del mondo, tra cui il MoMA di New York, la Tate Modern di Londra e il Centre Pompidou di Parigi.

Io ho visto una sua mostra personale a Milano, all’Hangaar Bicocca di Milano nel 2022:”Neon Corridors Room”.

La mostra “Neons Corridors Rooms” ha presentato trenta lavori realizzati dalla seconda metà degli anni sessanta con un focus sulla ricerca spaziale di Nauman, riunendo per la prima volta in un’unica esposizione le varie tipologie di corridoi e stanze, oltre a sei opere al neon, cinque lavori video e sonori, e una selezione di Tunnels, ovvero modelli scultorei per architetture sotterranee. Realizzati dal 1968, i corridoi sono strutture concepite per manipolare, registrare e testare l’esperienza e i movimenti del visitatore all’interno di uno spazio, obbligandolo a un percorso sia fisico sia emotivo.

 

“Neons Corridors Rooms” si apre con un’installazione emblematica delle sperimentazioni di Nauman sullo spazio e la luce: Dream Passage with Four Corridors (1984) è una struttura dalla pianta a forma di croce costituita da quattro corridoi, di cui solo due aperti e accessibili, che convergono al centro in una stanza quadrata. All’interno dell’area di in- tersezione sono disposti due tavoli con due sedie ciascuno: un tavolo e le relative sedute poggiano a pavimento, gli al- tri elementi sono fissati a soffitto. Alternandosi, tubi di luce fluorescente gialla e rossa disegnano alcune linee a terra e a soffitto. Realizzato sviluppando due versioni preceden- ti del 1983, più semplici e composte rispettivamente solo da uno e da due corridoi, questo lavoro scardina i consue- ti riferimenti spaziali (alto-basso, destra-sinistra, inter- no-esterno), generando nel pubblico un senso di disorien- tamento e claustrofobia, amplificato dall’utilizzo della luce. La genesi dell’opera si ricollega, con un riferimento anche nel titolo, a un sogno ricorrente dell’artista ambientato in un corridoio che conduce ad alcune stanze, e in cui gli ele- menti architettonici si sdoppiano o si replicano all’infinito, dando vita a una struttura potenzialmente sconfinata ma senza via di uscita.

Performance Corridor (1969), il primo corridoio mai realizzato da Nauman ed esposto nel 1969 in occasione della mostra “Anti-illusion: Procedures/Materials” al Whitney Museum di New York

Get Out of My Mind, Get Out of This Room (1968) è un lavoro in cui suono e architettura si fondono. Due casse nascoste all’interno delle pareti di un ambiente angusto diffondono la voce dell’artista che ripete ossessivamente con diverse intona- zioni l’imperativo espresso dal titolo [esci dalla mia testa, esci da questa stanza]. La frase risuona nello spazio total- mente vuoto, fatta eccezione per la presenza di una lampa- dina appesa al soffitto, evocando anche un luogo mentale.

Nauman introduce proporzioni, planimetrie, oggetti, dispositivi sonori o di re- gistrazione, modalità di illuminazione e di accesso ogni vol- ta differenti, così da offrire una condizione sensoriale e psicologica diversa per ciascun visitatore. Dallo spazio stretto e allungato di Green Light Corridor (1970), saturo di luce fluorescente verde, si passa all’installazione dalla pianta ellittica di Kassel Corridor: Elliptical Space (1972) che, per- mettendo l’accesso a un solo visitatore alla volta per un’o- ra al massimo, indaga sia la soggettività nella percezione del tempo sia la relazione tra pubblico e privato. Concepita da Nauman per la Galleria Françoise Lambert di Milano e ri- proposta in Pirelli HangarBicocca per la prima volta da allora, Funnel Piece (Françoise Lambert Installation) (1971) presenta una struttura cuneiforme (funnel significa imbu- to in inglese) in cui la luce naturale concorre all’esperienza dell’opera. La caratteristica forma a cuneo (wedge) è d’al- tra parte un accorgimento che l’artista ha adottato anche in altre opere per veicolare una sensazione di costrizione. Analogamente, Corridor Installation with Mirror – San Jose Installation (Double Wedge Corridor with Mirror) (1970) è caratterizzata da una pianta a V: lo spazio che progressiva- mente si riduce provoca una crescente oppressione fisica

a chi lo percorre, generando un senso di spaesamento am- plificato dalla presenza di uno specchio in corrispondenza del vertice, che riflette in modo del tutto inaspettato l’im- magine di chi si trova in prossimità dell’apertura adiacen- te, anziché quella di chi si trova di fronte a esso.

L’installazione Wall with Two Fans (1970), composta da due ventilatori posizionati alle estremità opposte di una parete a creare un ambiente fatto di suono e di aria, è connotata dall’indagine sulla smaterializzazione dei volumi architettonici, così come sulla “qualità estremamente tattile senza che debba essere toccata”. Un’ulteriore variazione della tipologia di “corridoio a U” torna in Going Around the Corner Piece with Live and Taped Monitors (1970), opera composta da un sistema di due monitor e una camera a circuito chiuso posizionati ai due lati di una parete, che restituiscono al visitatore un’esperienza falsata e disorientante della realtà: da una parte la videocamera sembra registrare quanto si vede sul primo monitor, che riproduce invece un’immagine pre registrata dello spazio vuoto; girato l’angolo, su un secondo monitor posizionato all’estremità opposta, appare l’immagine fugace del visitatore visto di schiena, trasmessa dal sistema a circuito con un leggero ritardo. Uno dei primi – e più articolati – corridoi in cui Nauman utilizza la vi- deocamera come mezzo per riprendere un’attività e “far entrare” visivamen- te lo spettatore nell’opera

Corridor Installation (Nick Wilder Installation) (1970). Costituita da sei corridoi di ampiezze differenti e non tut- ti accessibili, l’opera presenta un complesso sistema di camere a circuito chiuso collegate a quattro monitor ed è pensata per creare un disorientamento spaziale e tem- porale. La percezione che lo spettatore ha di se stesso è infatti costantemente distorta dalla prospettiva secondo cui vede attraverso i monitor la propria immagine o quella registrata dentro un corridoio che termina in una stanza vuota altrimenti non visibile. Le riprese in alcuni casi su- biscono alterazioni in termini di velocità, oppure vengono ruotate di 90 gradi.

L’area centrale della mostra si articola in una serie di installazioni che esplorano in modo sempre più complesso la dimensione sensoriale e la nostra risposta emotiva a elementi come il suono, la luce, il movimento, il senso del tatto.
Questo aspetto richiama le ricerche nell’ambito della psicologia della percezione e della Gestalt, corrente nata in
Germania attorno agli anni trenta del Novecento, nota anche con il nome di “Psicologia della forma”.

Tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, il concetto di inaccessibilità, già indagato in vari corridoi e stanze precedenti, confluisce in opere che rappresentano spazi intangibili o accessibili ai visitatori solo attraverso processi mentali e cognitivi. In particolare, Nauman progetta una serie di sculture come mo- delli utopici e virtuali di tunnel sotterranei, architetture mai realizzate.

Una sen- sazione di frustrazione e oppressione si coglie anche in al- tre opere: in Double Steel Cage Piece (1974) due gabbie di metallo poste una dentro l’altra formano uno stretto corridoio – difficile da percorrere e che non conduce da nessuna parte (la stanza interna è inaccessibile) – e sottopongono il visitatore che decide di entrarvi allo sguardo inquisitorio di chi resta all’esterno.