Come dice Koons : «Ballon Dog è un palloncino che un pagliaccio potrebbe annodare per te a una festa di compleanno» , ma è di acciaio e a differenza di un palloncino è pesantissimo. E ti riflette perché l’arte per Koons non esiste senza l’interazione con lo spettatore che diventa parte dell’opera stessa.

Jeff Koons è tra i miei artisti preferiti e ballon dog è l’opera che bramo di avere tra le mani (ovviamente la versione piccola) possibilmente viola o fucsia. Non avevo mai visto una sua mostra (solo sue opere singole in varie gallerie d’arte) e la sensazione che ho avuto è stata quella di straniamento per non poter toccare le opere. Non mi era mai successo con altri artisti.

Vedi un gonfiabile a forma di delfino o aragosta o l’elefantino , guardi le pieghe, le giunture, le prese d’aria e sai che sono fatti di acciaio o di altre sostanze rigide , ma il cervello non riesce a crede agli occhi , tanto l’illusione è realistica, e vuole una prova provata per trovare pace. Ovviamente non la trova. E senza prova niente pace.

La poetica di Koons, per come la vedo io è tutta lì: in un tripudio di colori metallizzati tra kitsch e pop c’è l’irrequietezza dell’illusione non svelata fino in fondo e resa ancora più tangibile dalla tua chiara presenza riflessa in tutte le opere. Da quella illusione non puoi scappare, puoi solo accettare (o meno) che resti tale. AMO.

KOONS

Chi è Jeff Koon

Basta dire che è l’artista vivente più pagato al mondo? Christie’s ha venduto una sua scultura per 91,1 milioni di dollari, la più alta cifra mai pagata per l’opera di un artista vivente. Se vi state chiedendo che opera è .. è il Coniglio di acciaio inox creato da Jeff Koons nel 1986.

Ma andiamo con ordine.

Koons è nato in Pensilvania nel 1955 e ha poi studiato  al Maryland Institute College of Art di Baltimora e ancora al Art Institute di Chicago.

Nel 1977 si è trasferito a New York e ha iniziato lavorare al MOMA dove si è fatto presto conoscere per il suo abbigliamento colorato ed eccentrico e sopratutto per la sua abilità di venditore d’arte.

E’ in questo periodo che Koons ha iniziato a lavorare proprio ai Conigli  di cui parlavamo prima (ne esistono varie versioni, in diversi colori e dimensioni e con tirature varie, ovviamente quello dell’asta era un pezzo unico) e ai fiori “gonfiabili”.

Le prime serie iniziano ad uscire nel 1980: prima Aspirapolveri e lucidatrici esposte in un box di plexiglass poi palloncini giganti in vasche d’acqua.

A livello internazionale nel 1990 fa molto parlare di se con la sua partecipazione alla Biennale di Venezia con sculture pornografiche che ritraggono lui e la allora moglie Ilona Staller (in arte Cicciolina).

La cosa si ripete, ma con un successo inaspettato e mondiale, nel 1992 quando realizza la scultura Puppy in Germania, un terrier fatto di terra fiori di 12 metri che verrà poi riproposto a New York, Sydney e Bilbao.

Negli ultimi anni è tornato alla ribalta con i suoi famosi Bouquet di Tulipani (Uno è presente alla Fondazione Prada di Milano) , il primo dei quali era stato installato a Parigi nel 2016 come memoriale degli attacchi terroristici in Francia.

Già nel 2013 un suo Ballon dog arancio degli anni 80 era stato battuto all’asta  per 58,4 milioni di dollari. E nonostante questo nel 2017 ebbe una crisi molto importante perchè le sue opere all’asta perdevano di valore e il suo studio passò da un organico di 60 dipendenti a 30.

Nel 2017 l’asta del Coniglio d’acciaio l’ha riportato di nuovo nel Gota dell’arte contemporanea dando il via a una serie di mostre in tutto il mondo.

Dalla critica è sempre amato e odiato . Spesso è stato definito un brand manager invece che un artista, e le sue mostre criticate per la pochezza di contenuti . Criticata è stata anche la sua modalità di produzione : lui è l’ideatore e poi ovviamente ci sono molti artigiani che lavorano per lui e realizzano le sue opere.

Questa tematica è stata anche al centro delle polemiche su Cattelan, che però ha vinto una sentenza in tribunale sull’argomento, vedendo così riconosciuta l’importanza dell’idea creativa rispetto alla realizzazione pratica dell’opera, che appunto non esisterebbe senza l’artista stesso.

Le foto di questo articolo sono state scattate ala mostra “Shine” a palazzo Strozzi, Firenze tra il 2021 e il 2022.

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