masai mara

IL PARCO

Il Masai Mara si trova nel sud-ovest del Kenya, nella contea di Narok. Confina direttamente con la Tanzania: di fatto, è il proseguimento naturale del Parco Nazionale del Serengeti. Insieme, formano una delle aree di conservazione più spettacolari del pianeta. 

Per darti un’idea delle distanze, dista circa 270 km da Nairobi, che si traducono in circa 5-6 ore di strada (o 45 minuti di volo panoramico).

Ciò che rende il Mara unico dal punto di vista fotografico e naturalistico è la sua conformazione.
A differenza di altri parchi più boscosi, qui dominano le vaste praterie ondulate.
Questo è un vantaggio per gli avvistamenti perchè  la visibilità è massima e gli animali non hanno molti posti dove nascondersi.

Al suo interno scorre il Fiume Mara che è la linfa vitale della riserva. Attraversa il parco da nord a sud ed è circondato da una fitta vegetazione fluviale (foresta a galleria) dove amano nascondersi i leopardi. È qui che avvengono i drammatici “crossing” della Grande Migrazione. Ed è sempre qui che potreste avvistare ippopotami e coccodrilli.

Il parco si trova tra i 1.500 e i 2.100 metri sul livello del mare. Questo significa che il clima è più temperato di quanto ci si aspetti dall’equatore, con mattine fresche  e cieli tersi che regalano una luce blu incredibile.

Il nome dice già tutto. “Masai” onora il popolo che abita queste terre da secoli, mentre “Mara” in lingua Masai significa “macchiato”. Se guardi la savana dall’alto (o da un punto panoramico come l’Angama), capirai perché: le colline sono punteggiate (“macchiate”) da piccoli cespugli di acacia e dalle ombre delle nuvole che corrono veloci nel cielo.

Originariamente, l’area non era un parco nazionale. Nel 1948, sotto il dominio coloniale britannico, fu istituita come una piccola riserva di soli 52 km2 (il cosiddetto Mara Triangle). All’epoca, l’interesse principale non era la fotografia, ma la caccia regolamentata. Nel 1961, l’area venne estesa fino a coprire circa 1.800 km2 per proteggere la fauna dal bracconaggio dilagante, trasformandosi ufficialmente in una Riserva Faunistica gestita dal consiglio locale.

A differenza dei parchi nazionali (come lo Tsavo), il Mara è una Riserva Nazionale. La differenza è fondamentale.
I Masai hanno vissuto in armonia con la fauna selvatica per generazioni, portando il loro bestiame a pascolare tra giraffe e zebre.
Con la creazione della riserva, ai Masai fu chiesto di spostarsi al di fuori dei confini principali per proteggere l’habitat. Questo ha creato tensioni storiche che durano ancora oggi, risolte in parte con la creazione delle Conservancies (riserve private), dove i Masai sono proprietari della terra e ricevono una rendita diretta dal turismo.

La vera consacrazione internazionale arrivò negli anni ’70 e ’80, quando i documentaristi della BBC e del National Geographic iniziarono a mostrare al mondo la Grande Migrazione. Fu allora che il Mara passò dall’essere una meta per pochi esploratori a diventare l’icona mondiale del safari.

Nel 1961, Kenya e Tanzania concordarono di proteggere l’intero ecosistema senza confini fisici. Gli animali non sanno cosa sia una frontiera: seguono la pioggia in quello che è il più grande movimento migratorio terrestre del pianeta. 

La principale attrazione di questo parco è sciuramente la grande migrazione tra luglio e ottobre. Questo è il momento in cui oltre 1,5 milioni di gnu, accompagnati da centinaia di migliaia di zebre e gazzelle, entrano in Kenya dal Serengeti (Tanzania).

Poi a novembre con le prime “piccole piogge”, le mandrie iniziano a tornare verso sud, rientrando in Tanzania.
Da Dicembre a Giugno il Masai Mara rimane comunque un paradiso (con i leoni, i leopardi e gli elefanti “residenti”), ma le enormi masse di gnu si trovano nel Serengeti per la stagione dei parti (febbraio).

Il leone è  il re indiscusso. Qui le popolazioni sono numerosissime e i branchi sono enormi. Li vedrai dormire pigramente tra l’erba alta o appostati sulle kopjes (formazioni rocciose granitiche). Noi però  non siamo state fortunate e questa bellissima esperienza di vedere decine e decine di leoni,non l’abbiamo provata per questo è un parco che vorrei vedere di nuovo.
In compenso abbiamo fatto il più bello e ravvicinato avvistamento del leopardo di tutto il viaggio. 

In questo parco c’è la concreta possibilità di vedere tutti i big five, anche se il più difficile dei 5, il rinoceronte , è davvero difficile da vedere in tutti i parchi.

Qui non abbiamo visto rinoceronti , ma il safari è per il 70% fortuna e per il 30% pazienza e tempo quindi tutto è possibile da un momento all’altro.

Quando fotografate nel Mara, ricordate che quel paesaggio è rimasto pressoché identico per millenni. Le stesse piste che percorriamo oggi con le Jeep erano i sentieri tracciati dai guerrieri Masai e dagli elefanti molto prima che arrivassero le macchine fotografiche. Rispetto è la parola d’ordine.

GLI ANIMALI

Il leopardo è senza dubbio il “fantasma” della savana, il predatore più enigmatico e tecnicamente perfetto tra i grandi felini.

Il leopardo è l’unico felino capace di trascinare una preda che pesa fino a tre volte il suo corpo sulla cima di un albero. Immagina un atleta che si arrampica su un palo verticale portando sulle spalle un frigorifero: è esattamente quello che fa lui per mettere al sicuro il cibo dalle iene e dai leoni.

Le macchie del leopardo si chiamano rosette (perché somigliano a piccole rose). La cosa affascinante è che il disegno delle rosette è unico per ogni individuo, proprio come le nostre impronte digitali.

Il Topi è una specie di antilope  facilmente riconoscibile per il suo mantello color cioccolato lucido (sembra quasi velluto) e le macchie scure sulle zampe e sul muso.
Il Topi adora salire sopra i termitai abbandonati per avere una visuale a 360° sulla savana e avvistare i predatori  da lontano.

Il Topi è uno dei corridori più veloci della savana, capace di raggiungere i 70-80 km/h. Ma la sua vera forza è la resistenza: può mantenere una velocità elevata per distanze molto lunghe, sfinendo spesso i predatori che puntano sullo scatto breve.

Possono dormire profondamente mentre restano perfettamente in piedi. I loro legamenti hanno una sorta di “blocco automatico” che permette loro di non cadere, rimanendo pronti a scattare in caso di pericolo.

L’Eland (o Taurotrago) è il gigante gentile delle antilopi, la più grande di tutte.

Mentre camminano, gli Eland producono un ticchettio metallico udibile a diversi metri di distanza. Per anni si è pensato fosse lo zoccolo che batteva sul terreno, ma la scienza ha scoperto che sono i tendini delle zampe anteriori che scattano sopra le ossa delle articolazioni.Più forte è il “click”, più grande è l’esemplare: è un modo per comunicare il proprio rango sociale senza dover combattere.

Nonostante pesi mille chili, può saltare da fermo ostacoli alti oltre 2 metri e mezzo.

La Gazzella di Thomson è la gazzella per eccellenza del Masai Mara. È piccola, compatta e ha un’energia inesauribile.Segno di riconoscimento: Una marcata striscia nera orizzontale sui fianchi che separa il dorso marrone dal ventre bianco candido.

Le manguste sono le “piccole pesti” più simpatiche e coraggiose della savana. Spesso trascurate dai turisti a caccia di leoni, in realtà sono divertentissime.

Le manguste fasciate (quelle con le strisce sul dorso) vivono in gruppi chiamati mobs o gangs che possono arrivare a 40 individui.Sono estremamente territoriali e ingaggiano vere e proprie guerre tra bande con i gruppi vicini.

La cosa assurda? Le ricerche mostrano che spesso sono le femmine a istigare queste battaglie per “distrarre” i maschi del proprio gruppo e andare ad accoppiarsi con quelli della banda rivale, garantendo così diversità genetica ai cuccioli.

Le manguste sono famose per uccidere i cobra.
Non sono del tutto immuni al veleno, ma hanno sviluppato recettori neurologici leggermente diversi che le rendono molto resistenti alle tossine.
La loro vera arma però è l’agilità: sono così veloci che mandano a vuoto il morso del serpente finché questo non è esausto, per poi colpirlo mortalmente alla nuca.

Non sottovalutate mai un termitaio abbandonato. È il condominio preferito delle manguste nane.

L’ippopotamo è il “peso massimo” indiscusso del Masai Mara. Nonostante l’aspetto buffo e un po’ goffo, è l’animale che incute più rispetto (e timore) a tutti gli altri abitanti della savana, coccodrilli compresi.
Per l’uomo è l’animale più pericoloso della savana , ovviamente non caccia l’uomo per mangiarlo (è erbivoro), ma lo attacca perché lo considera una minaccia al suo spazio.

Se una barca o una canoa entra nel suo raggio d’azione, l’ippopotamo può caricarla e rovesciarla con una testata, per poi finire gli occupanti in acqua
Se ti trovi tra lui e l’acqua (la sua “via di fuga”), lui caricherà per aprirsi la strada.

A terra uò raggiungere i 30 km/h. Un essere umano medio corre a circa 15-20 km/h. In un inseguimento, l’ippopotamo vince quasi sempre, specialmente su brevi distanze.
In acqua si muove con una grazia e una rapidità impressionanti, balzando sul fondo del fiume per lanciarsi contro l’intruso.

La bocca dell’ippopotamo è una trappola mortale.
 I canini inferiori possono superare i 50 cm di lunghezza. Non servono per masticare l’erba (per quello usa i molari), ma solo per combattere.
Ha una pressione mascellare di circa 12.600 kPa, una delle più potenti del regno animale. Può spezzare a metà un coccodrillo di 3 metri o una piccola imbarcazione con un solo morso. 

Gli ippopotami sono fondamentali per l’ecosistema del fiume Mara. Con il loro continuo calpestio del fondo e le loro deiezioni, rimescolano i nutrienti nell’acqua, alimentando pesci e piante acquatiche. Senza di loro, la vita nel fiume sarebbe molto più povera.

Gli ippopotami non nuotano veramente: sono troppo pesanti. In realtà camminano o rimbalzano sul fondo del fiume. Possono trattenere il respiro per circa 5 minuti e hanno un sistema di chiusura automatica delle narici e delle orecchie quando si immergono.

Tra i giganti della savana, si muove lo sciacallo, una creatura che spesso passa inosservata ma che nasconde un’anima nobile e un’intelligenza fuori dal comune. Non lasciarti ingannare dalla sua reputazione di semplice spazzino, perché lo sciacallo è in realtà un cacciatore formidabile e un compagno di vita incredibilmente fedele. A differenza di molti altri predatori che vivono in branchi caotici o in solitudine, lo sciacallo sceglie la via del romanticismo estremo, legandosi a un unico partner per tutta la vita in una vera e propria unione monogama. 

non credo sia molto facile vederli sopratutto perchè sono piccoli, ma sono bellissimi ed è uno degli animali che mi è paiciuto di più.

masai mara sciacallo

Lo chiamano tutti Pumba, ed è un animale divertentissimo ma molto schivo.
Non lasciarti ingannare dal suo aspetto buffo e dalle setole ispide, perché il facocero è un capolavoro di adattamento e resilienza, capace di sopravvivere in un ambiente dove tutto sembra volerlo mangiare.

La prima cosa che ti colpirà osservandoli è il loro modo unico di pascolare; poiché hanno il collo corto e le zampe lunghe, per brucare l’erba più tenera si inginocchiano letteralmente sulle articolazioni anteriori, che sono protette da callosità speciali, apparendo quasi come dei piccoli fedeli in preghiera. E quando decidono di scappare, lo fanno con uno stile inconfondibile, sollevando la coda sottile in verticale come un segnale stradale per permettere ai piccoli di seguire la madre nel labirinto dell’erba alta senza perdersi.

Sono animali dotati di una memoria a dir poco scarsa, una caratteristica che spesso fa sorridere i ranger: capita frequentemente di vedere un facocero correre terrorizzato per sfuggire a un predatore, fermarsi di colpo dopo pochi metri e ricominciare a mangiare come se nulla fosse, avendo letteralmente dimenticato il motivo della sua fuga. Tuttavia, quando si tratta della loro casa, sono ingegneri formidabili; solitamente utilizzano le tane abbandonate degli oritteropi, ma hanno l’abitudine geniale di entrarvi in retromarcia, così da presentare le loro zanne affilate come rasoi verso l’ingresso, pronti a difendersi da qualsiasi ospite indesiderato.

Osservandole muoversi nell’erba alta con quel loro trotto asimmetrico e la schiena spiovente, capirai subito che le iene non sono affatto i vili spazzini che la leggenda descrive, ma predatori incredibilmente efficienti, capaci di abbattere prede grandi quanto uno gnu grazie a una resistenza fisica che sfinisce qualsiasi avversario. La loro forza risiede nel clan, una struttura matriarcale ferrea dove le femmine sono più grandi, più aggressive e dominano incontrastate sui maschi, i quali occupano l’ultimo gradino della scala sociale.

Una delle cose che più ti colpirà è il loro incredibile vocabolario sonoro; quella che noi chiamiamo “risata” è in realtà un segnale di stress o un modo per comunicare lo stato sociale durante la frenesia di un pasto. Di notte, il silenzio del Mara viene spesso rotto dal loro richiamo tipico, un “whoop” profondo e malinconico che serve a radunare i membri del clan o a marcare il territorio. Sono animali dotati di una potenza mascellare spaventosa, in grado di frantumare ossa di giraffa come se fossero grissini, il che permette loro di non sprecare nulla di una carcassa, trasformandole nei veri “riciclatori” ecologici dell’ecosistema africano.

INFO PER LA VISITA

Il Kenya ha introdotto una stagionalità marcata per gestire l’affollamento durante la Grande Migrazione.

In alta stagione, il biglietto d’ingresso può arrivare a circa 100 $ o addirittura 200 $ al giorno per persona, a seconda che si alloggi all’interno o all’esterno dei confini della riserva. È una cifra importante, ma necessaria per sostenere la conservazione di uno degli ecosistemi più spettacolari del pianeta e per gestire l’enorme afflusso di visitatori durante la Grande Migrazione.

Il biglietto dura 12 ore ( e non 24) dalle 6.30 alle 18.30 e gli orari di ingresso/uscita sono tassativi.

La situazione è un po’ più fluida per chi soggiorna nei lodge interni, ma in generale il check-out dal parco deve avvenire entro le ore 10:00 del giorno di partenza. Se vuoi fare un ultimo safari pomeridiano prima di uscire, dovrai pagare un’altra giornata intera.

Il Kenya sta diventando sempre più cashless. Per i parchi nazionali e le riserve come il Mara, il metodo principale è il portale governativo eCitizen.

All’interno del parco ci sono regole da risepttare pena multa saltissime e ritiro della licenza per i driver.

Si può circolare solo sulle piste tracciate, il fuori pista è vietato, rispettando limiti di velocità e spegnendo le jeep durante gli avvistamenti. Ovviamente è assolutamente vietato dare cibo agli animlai e scendere dalla jeep se non aree specifiche per pic nic, punti di risotro/bagni (si ce ne sono acluni all’interno del parco) o avvistamenti degli ippopotami lungo il fiume scortati da ranger del parco.

Si può fare self drive, ma onestamente se non si è esperti lo sconsiglio.

Nel Masai Mara, orientarsi tra le mille tracce lasciate dalle jeep non è semplice; il GPS spesso indica sentieri che nella realtà sono stati cancellati dall’erba alta o interrotti da un fiume in piena. Rimanere insabbiati o bucare una gomma a pochi metri da un branco di bufali o da un leone che riposa non è una scena da film, è un rischio reale che richiede sangue freddo e capacità meccaniche di base.

Inoltre per alcuni avvsitamenti occore occhio alleanto e molta esperienza, oltre al fatto che i driver hanno radio con cui si comunicano infromazioni e avvistamenti in tempo reale.

ALLOGGI

Olkinyei Mara Camp
Per il Masai Mara abbiamo deciso un alloggio “vecchio stile” , un campo tendato piccolo immerso nella natura selvaggia ma con i comfort giusti. Si trova in una posizione strategica, appena fuori dal Musiara Gate (l’ingresso nord-ovest della riserva), il che lo rende una base tattica interessante. Il fatto che sia così piccolo e gestito da Masai lo rende un’esperienza diversa dai lodge più grandi e frequentati. La gentilezza del personale, la qualità del cibo (poca scelta ma preparato per max 20 ospiti) e il silenzio che di notte ti fa sentire le iene resteranno il suo punto di forza rispetto alle altre soluzioni che sceglieremo.

Tecnicamente si trova appena fuori dai confini ufficiali. Questo significa che ogni mattina devi passare il gate. Non è un grande problema, ma se vuoi essere “già dentro” all’alba, devi calcolare quei 10-15 minuti di burocrazia all’ingresso.

Essendo un campo tendato che punta sull’ecosostenibilità, l’energia solare è la norma. Questo significa che potresti non avere prese di corrente h24 in tenda (spesso si ricarica l’attrezzatura nell’area comune) e il Wi-Fi potrebbe essere ballerino. 

Altri consigli per gli alloggi:

  • Angama Mara (Il Top del Lusso):  è “sospeso” sulla scarpata. Ideale per chi ha un budget alto e vuole la vista più iconica del mondo.
  • Governors’ Camp (La Storia): Situato nel cuore del Mara, dove un tempo si accampavano i governatori coloniali. È un campo tendato classico, senza recinzioni, immerso nella foresta lungo il fiume.
  • Elephant Pepper Camp (Mara North Conservancy): Un campo “old style” molto elegante. Si trova in una zona densissima di leoni. Non ci sono recinzioni, quindi l’emozione di sentire la natura intorno è massima.
  • Sand River Masai Mara: Situato proprio sul fiume Sand River, al confine con la Tanzania. È un campo in stile anni ’20, molto glamour. È il primo punto dove arrivano le mandrie dal Serengeti.
  • Ashnil Mara Camp: Situato nel cuore della riserva nazionale. È un’ottima opzione per chi vuole essere al centro dell’azione senza spendere cifre da capogiro. Molto comodo per chi vuole muoversi velocemente tra diverse aree del parco.

PRO E CONTRO

Ammetto che ci aspettavamo più avvistamenti da questo parco iconico, ma non per questo lo escluderemmo dal nostro itinerario. Sicuramente faremmo un giorno in più (noi abbiamo fatto due notti).
Imperdibile il MASAI RIVER ad agosto per la migrazione, ma in generale per ippopotami (così bene li abbiamo visti solo qui) e coccodrilli (visti solo qui). Qui abbiamo fatto anche un breve , ma interessante safari a piedi con un ranger del parco lungo le sponde del fiume.

E per noi ottimo avvistamento ravvicinato  di un leopardo e sappiamo di essere state molto molto fortunate.

Un contro importante sono sciuramente le distanze da tutti gli altri parchi e sopratutto il costo del biglietto molto elevato.

Non saprei dire se è imperdibile, ogni parco che abbiamo visto ci ha regalato emozioni ed avvistamenti diversi. Di certo per l’esperienza fatta da noi, ma ogni safari è unico e divero, non lo metterei al primo poato.

Ad agosto non ci andrei, nonostante la migrazione, per il sovraffollamento.