
Giovanni Gastel (1955-2020) è stato un celebre fotografo italiano noto per il suo eclettico e innovativo stile nella fotografia di moda e ritrattistica. Nato a Milano, Italia, è stato uno dei più importanti fotografi di moda della sua generazione.
La sua carriera fotografica ha inizio negli anni ’70, quando si trasferì a New York per studiare fotografia alla Parsons School of Design. Dopo il ritorno in Italia, iniziò a collaborare con importanti riviste di moda e lifestyle come Vogue Italia, L’Uomo Vogue, Marie Claire, GQ e molti altri. Le sue immagini erano caratterizzate da un’eleganza raffinata e da una forte attenzione alla bellezza e all’estetica.
Oltre al lavoro nella moda, Gastel si è dedicato anche alla fotografia d’arte e alla ritrattistica, realizzando scatti di celebrità, artisti e personaggi di spicco del mondo della cultura e dello spettacolo.
Giovanni Gastel è stato ampiamente riconosciuto e premiato per il suo contributo alla fotografia, ed è stato anche coinvolto in numerose mostre fotografiche in tutto il mondo. Ha anche pubblicato diversi libri fotografici, con le sue opere che continuano ad ispirare e influenzare la fotografia contemporanea.
Nel luglio del 2020, purtroppo, a cosa del Covid, Giovanni Gastel è scomparso lasciando un’eredità duratura nel mondo della fotografia di moda e nel panorama artistico italiano.
Lo stile di Giovanni Gastel si caratterizza per essere raffinato, elegante e sofisticato. Come fotografo di moda e ritrattista, Gastel era noto per la sua capacità di catturare l’estetica e l’eleganza delle sue modelle o soggetti in modo distintivo e attraente.
Gastel era un maestro nel creare immagini forti ed evocative attraverso l’uso intelligente e parsimonioso degli elementi nella composizione. Spesso utilizzava sfondi semplici o monocromatici, permettendo ai soggetti di essere al centro dell’attenzione.
Prediligeva l’uso della luce naturale, sia all’interno che all’esterno, per conferire un aspetto naturale e luminoso alle sue fotografie. Questo ha contribuito a dare ai suoi scatti un tocco di freschezza e di spontaneità.
Le sue fotografie si concentravano sulla bellezza senza tempo delle sue modelle o soggetti. Riusciva a catturare l’eleganza e la classe in modo che le immagini potessero resistere alla prova del tempo.
Era molto attento ai dettagli, sia nella composizione che nell’abbigliamento e nella posa dei soggetti, curando ogni aspetto dell’immagine per creare un risultato armonioso e affascinante.
Per Gastel il ritratto è l’attività prediletta e il modo di entrare in rapporto con i moti più profondi del proprio animo: «Io non sono uno specchio, io sono un filtro. Il ritratto che io farò di te sei tu, che vieni filtrata da quello che sono io (le mie paure, le mie gioie, le mie solitudini, le mie poesie) e poi uscirai sotto forma di interpretazione di te. Io do la mia lettura… che non è la lettura assoluta. Io filtro attraverso tutto quello che ho letto, visto, studiato e ti restituisco».
Poi continua, nell’introduzione del libro, sempre Frigerio: «
Ogni ritratto rappresenta l’incontro e la sintesi di due immaginari, o di quattro, come scrive Roland Barthes nel suo saggio sulla fotografia ‘La camera chiara’ “Quello che io credo di essere, quello che vorrei si creda io sia, quello che il fotografo crede io sia e quello di cui egli si serve per far mostra della sua arte”. Due persone si incontrano ogni volta in un modo diverso, una magica sintesi che ho visto scattare infinite volte: seduzione, empatia, scoperta reciproca».
«A Giovanni la fotografia intesa come riproduzione fedele del reale non interessa. Non interessa nella fotografia in generale e tanto meno nel ritratto. Ed è per questo che Giovanni, in qualche modo, trasforma il soggetto fotografato nell’icona di se stesso, ovvero nella visione nitida e personale del suo sguardo e del suo mondo. Mondo che ri-vede e ri-disegna seguendo dei propri canoni di bellezza e di armonia».
Giovanni Gastel commenta così il suo lavoro raccolto nel volume fotografico “The People I Like“: «Guardare è per me un atto creativo che deve dare inizio alla generazione di un nuovo reale simbolico. L’enormità dell’universo mondo visibile potrebbe atterrire se non riuscissimo a organizzarlo in ricordo, ad archiviarlo e a selezionarlo. La meraviglia del pensiero umano è in questa capacità di organizzare l’apparente caos edi cercarne le regole interne. Il ricordo poi realizza una “ripulitura” del reale visto. Una operazione straordinaria, a togliere elementi non indispensabili, che è, secondo me, identica a quella operata dall’artista che cerca la struttura interna del mondo e la ri-produce in nuova realtà archetipica».
Da Barack Obama a Roberto Bolle, da Monica Bellucci a Vasco Rossi, da Zucchero a Bebe Vio, da Charlotte Rampling a Franca Sozzani, fino a Biagio Antonacci, Davide Oldani, Ettore Sottsass … sono solo alcuni dei tantissimi personaggi famosi ritratti fa Gastel nella sua carriera.
Dalla mostra “Giovanni Gastel, Un omaggio” organizzata dalla triennale di Milano per onorare la sua scomparsa.
Le foto della mostra sono state prese dai progetti “the people I like” e “i gioielli della fantasia”.
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