
Anish Kapoor è considerato l’artista che ha inventato il nero più nero del nero della storia dell’arte.
È uno scultore britannico vivente nato nEL 1954 da un padre indiano e una madre ebrea irachena. Ha studiato per due anni in Israele elettronica e poi si è spostato a 19 anni in Inghilterra per iscriversi a una scuola d’arte.
Negli anni 70 già dalle prime installazioni sono subito molto chiari quali sono i temi portanti della sua poetica e della sua arte: l’androgino e la dicotomia tra maschile e femminile e la sessualità sono sicuramente tematiche molto presenti e molto forti in tutta la sua produzione.
Un viaggio fatto nel 1979 in India ha influenzato la sua produzione perché lo ha riconnesso alle sue origini e da quel momento anche nella sua arte si può percepire il fatto che Anish Kapoor si senta un artista in bilico tra l’oriente e l’Occidente.
La sua ascesa inizia nel 1980 quando espone per la prima volta a Parigi e l’anno successivo tiene una personale a Londra.
Da questo momento in poi il suo percorso è esclusivamente in crescita, con sempre maggiori consensi e esposizioni in luoghi di grande rilevanza. Le sue opere sono esposte nelle più importanti collezioni permanenti e nei musei di tutto il mondo dal MOMA di New York, alla Tate Gallery di Londra, alla fondazione Prada di Milano al Guggheneim di Venezia e l’elenco è ancora molto lungo.
Ci sono state varie fasi nella sua produzione, ad esempio mentre negli anni 80 tutto il suo lavoro è incentrato su l’utilizzo del colore puro che smussa i contorni dando un’idea di sconfinamento, gli anni 90 sono segnati da una scultura via via più architettonica in cui viene indagato il concetto di vuoto, delle illusioni percettive e delle sensazioni che gli oggetti possono effettivamente dare.
“Ho fatto oggetti in cui le cose non sono quello che in un primo momento sembrano essere”, dirà Kapoor raccontando la sua esplorazione artistica.
“Una pietra può perdere il suo peso o un oggetto in modo speculare può mimetizzarsi col suo dintorno in modo da apparire come un buco nello spazio”.
Verso la fine degli anni 90 inizia anche a sperimentare e utilizzare molto gli specchi perché accentuano questo concetto di distorsione confondendo i sensi e alterando la realtà. Ed è appunto negli anni successivi che forse realizza la sua opera più famosa: “Cloud Gate”, il famosissimo imponente fagiolo d’acciaio inossidabile di 18 m per 9 che si trova nel millennium park di Chicago e ormai simbolo della città, costruita fra il 2004 e il 2006.

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Sempre su questo concetto poi è stato realizzato “Sky Mirror” un’altra famosissima opera di Kapoor : un disco di metallo lucente che viene riproposta in svariate forme in svariate città da New York, a Londra, a Nottingham quasi come una sua firma e un suo marchio di fabbrica.
Con queste opere Anish Kapoor sembra quasi dire che la scultura è un non-oggetto, una finestra sul nulla, qualcosa che va oltre all’ambiente in cui viene posta e però allo stesso tempo si distende nell’ambiente stesso.
In altre installazioni invece il messaggio è molto più diretto e molto più brutale, come ti esempio “Shooting into the corner”: in questa installazione c’è un cannone all’interno di una stanza che ogni 20 minuti spara proiettili in un angolo. Frammenti rossi che rimandano ovviamente al sangue e a corpi maciullati e che esplodono rimbalzando contro il muro dando un senso di turbamento a chi osserva quella scena.
Kapoor usa molto il colore blu per la spiritualità orientale e il rosso per la carnalità. Sfrutta la luce che sembra irradiarsi direttamente dagli oggetti e che spesso è messa in contrasto con l’oscurità ed è qui che nella produzione di Kapoor si viene ad insinuare il nero. Non è un nero qualsiasi, come quelli codificati da tutti gli artist, ma è un nero assoluto, ottenuto con una sostanza innovativa e collaudata e brevettata da lui che assorbe il 99,9% delle radiazioni luminose. Kapoor si è aggiudicato l’utilizzo esclusivo di questo colore.
E’ spesso chiamato il l’artista degli opposti perché le sue opere includono spesso un senso e il suo posto: vuoto e pieno, concavo e convesso, chiaro e scuro, cielo terra.
Molto spesso le sue opere sono astratte e concettuali, molto evocative e anche provocatorie.
Da molti è considerato il più grande scultore vivente.
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