Marrakech, città dalle due anime.
Quella tradizionale e quella per turisti.

Marrakech è stata il nostro primo incontro con il Marocco, la prima tappa e il primo assaggio di questo paese e di questa cultura. Diciamo il nostro antipasto. ma forse troppo caotica e troppo turistica per farci innamorare di questo paese. Le perle meravigliose che abbiamo trovato durante il nostro viaggio non la fanno posizionare al primo posto.

Ma per onestà devo dire che forse l’impatto che abbiamo avuto è dipeso molto dalla guida che ci ha accompagnate, che non è stata capace di trasmettere la meraviglia dei suq e della Medina di questa città. Forse Marrakech merita una seconda chance perché un po’ di magia ce l’ha fatta assaporare. E’ stato il caos , il traffico, l’insistenza dei commercianti, il fastidioso continuo chiedere soldi per qualsiasi cosa: per l’elemosina, per un’indicazione, per una foto, che mi ha reso Marrakesh indigesta. Ma credo questo sia il prezzo del turismo.

Se volete potete leggere il post con tutto il nostro itinerario in Marocco.

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1.Jardin Majorelle

Nonostante questa premessa la nostra visita al Marocco è iniziata da un luogo meraviglioso: i Jardin Majorelle.

Questi giardini fantastici sono stati il dono dello stilista Yve Saint Larent alla città che l’aveva accolto e ospitato. Sono un tripudio di piante grasse , fontane e laghetti. Un’angolo di paradiso da cui è difficile andarsene, così lontani dal caos frenetico della città vecchia.

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2.Palais de la Bahia.

Dopo i giardini abbiamo visitato un altro luogo che sembra sospeso al di fuori del caos: Palais de la Bahia.

Questo sontuoso palazzo fu costruito nel 1894 per il sultano Bou-Ahmed, le sue 4 mogli e le sue 24 concubine. Per 14 anni i migliori artigiani del Marocco si preoccuparono di arricchirlo :  i pavimenti in marmo, le piastrelle in zellij, il cortile principale ricco di agrumeti da cui si accede alle varie stanze, i soffitti di cedro dipinti con arabeschi lo rendono un palazzo da mille e una notte.

E’ molto affollato, ma vale la visita.

3.Moschea Koutoubia.

Da qui ci siamo poi sposati alla moschea Koutoubia.
cinque volte al giorno una voce si leva imperiosa sul frastuono della città. E’ il muezzin che chiama a raccolta i fedeli per la preghiera.
La mosche originaria era stata costruita dagli almoravidi ma non era perfettamente allineata alla Mecca. per cui fu rasa al suolo dai devoti Almohadi e ricostruita. Di fianco al minareto è possibile osservare tali resti. E’ l’edificio più alto di tutta Marrakech e punto di riferimento per raggiungere la medina.  Il suo minareto minareto è  il più antico dei 3 grandi minareti almohadi rimanenti nel mondoe domina la città dai suoi 69 metri.

All’interno l’enorme Moschea Koutoubia, capace di ospitare fino a 25 mila fedeli, presenta 112 colonne, 17 navate di cui 16 uguali e parallele e una, quella centrale, molto ampia. Il design del minareto, con le piastrelle di ceramica sulla sommità, le merlature, l’architettura keystone, il vertice con sfere in rame e altri motivi decorativi, ha influenzato la Torre Hassan a Rabat, La Giralda di Siviglia oltre che l’architettura marocchina in generale.  Non accessibile ai non musulmani, come tutte le moschee marocchina (eccetto la mosche nazionale di Casablanca) la moschea Koutoubia ha dei bellissimi giardini che la circondano.

Sulla cupola del Minareto svettano tre palle di rame dorato. Catturano i raggi del sole e li riflettono nel blu come un caleidoscopio. Una leggenda sostiene che vennero create fondendo i gioielli della moglie di Yacoub-el-Mansour, colpevole di aver infranto il digiuno del Ramadan. rappresentano le 3 grandi religioni abramitiche : l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam.

Da qui si raggiunge facilmente la piazza principale della città rosa: Jemaa el Una. Dicono che sia il più grande circo a cielo aperto del mondo. Dicono che sia un turbinio di colori e allegria. Ha me ha fatto un po’ di tristezza.

Raccoglie tutti gli stereotipi del turismo di massa : scimmie al guinzaglio per spillare spiccioli ai turisti, serpenti drogati con pseudo incantatori che mandano “scagnozzi” a chiedere soldi a chiunque scatti una foto, venditori di coca cola, motorini che sfrecciano tra le persone, astrologi… forse la cosa più autentica sono i ragazzi che giocano nella piazza.


Verso il tramonto spuntano come funghi e in tempi rapidissimi gazebo e baracchini di street food e la piazza si trasforma in un grande ristorante caotico. Non saprei dirne la qualità perchè abbiamo preferito scappare verso angoli più tranquilli della città.

4.Medina coi suoi suq colorati

Dalla piazza si dipartono i vicoli stretti della Medina coi suoi suq colorati e ovviamente super caotici e affollati. Perdersi è una certezza, così come è una certezza incontrare locali che riconosco lo sguardo spaesato del turista e si offrono di ricondurvi alla piazza, ovviamente chiedendovi una mancia. Ho imparato subito che a Marrakesh nessuno fa niente per gentilezza.

Qualsiasi atto di cortesia è seguito da una mano che si tende in cerca di monete. Questa è la cosa che più di tutte mi ha infastidito. Ho visto la povertà in molti paesi del mondo, e spesso era accompagnata da una grande dose di dignità. Qui ho visto altro: ho visto un popolo che vive di turismo e che vede il turista non come una risorsa, ma come un pollo da spennare il più possibile. A Marrakech questo è evidente in ogni dove e molto di più che in qualsiasi altro posto del Marocco che abbiamo visitato.