Festival di fotografia // Cortona on the move 2019
CORTONA ON THE MOVE è un festival che si svolge nel bellissimi Borgo di Cortona, nel sud della Toscana.
Di ogni tipo di mostra la cosa che mi affascina di più è l’interazione tra le opere esposte, gli spazi e sportivi e i visitatori. Quindi capirete che i festival che occupano un intero paese come questo o il festival Di arles o Il Festival della fotografia etica di Lodi mi attraggono particolarmente.
Questo è il primo COTM che vedo, complice il fatto che fossi già in Toscana per il Jovabeachparty di Viareggio e non mi ha assolutamente deluso. Se poi ci aggiungiamo la vista mozzafiato sulle campagne toscane che Cortona offre e il delizioso cibo delle trattorie nascoste tra le vietati del paese è una combo perfetta.
Cortona On The Move nasce nel 2011 da un’idea dell’Associazione Culturale ONTHEMOVE . L’obiettivo è diffondere e promuovere la fotografia contemporanea alla ricerca di nuove visioni e forme originali di comunicazione visiva.
Cortona On The Move è il centro dinamico della fotografia contemporanea dove sono benvenute sperimentazione e tensione verso i futuri sviluppi del linguaggio visivo. Le nostre parole chiave sono l’originalità dello sguardo e l’autenticità nell’approccio alla realtà che ci circonda per raccontare storie che raggiungano un pubblico vasto attraverso le immagini.
L’edizione di Cortona On The Move 2019 continua l’intenzione del festival di essere uno spazio di riflessione e di racconto visivo del mondo in cui viviamo. Il focus si muove attorno al rapporto tra gli umani e il paesaggio. La natura e l’ambiente sono parole chiavi ai giorni nostri. Sia nell’ambito delle problematiche ecologiche e urgenti che vanno affrontate, che in relazione alla situazione economico-sociale mondiale, il territorio è un protagonista centrale del vivere umano.
In questa edizione, attraverso la fotografia documentaristica contemporanea, e sotto la direzione artistica di Arianna Rinaldo, i lavori in mostra rivelano e interpretano la relazione dell’essere umano oggi con il suo intorno. Una relazione complessa, sfaccettata che ci pone interrogativi sul nostro presente, sul futuro e sul passato.
La storia dell’uomo è tracciata nel paesaggio, la natura che ci circonda ne è marcata, spesso ferita, il territorio mostra segni di appartenenza e di passaggio. L’ambiente, nel bene e nel male, registra le azioni dell’umanità e diventa testimone della storia.

Questi i fotografi esposti.
Andrea Botto, The Explosion of Landscape: Blasting Practice : il quale, attraverso i suoi scatti testimonia l’esecuzione di detonazioni civili programmate
Ada Trillo, La Caravana . Seguendo i migranti in quello che è conosciuto come il viaggio su “La Bestia”, il treno della morte, ha denunciato le conseguenze della politica migratoria Trumpista
Lara Shipley ci racconta di flussi migratori, in un reportage sul deserto di Sonora intitolato Passersby, palcoscenico di aspettative umane e dominazione coloniale.
Nadia Bseiso , Infertile Crescent : illustra come le trasformazioni geopolitiche abbiano rimodellato il paesaggio della mezzaluna fertile
Yaakov Israel, Legitimacy of Landscape :riscopre e analizza le sfumature e le intersezioni paesaggistiche e culturali tra le zone Palestinesi e quelle Israeliane
Yan Wang Preston ,Forest :indaga sulla politica legata alla riqualificazione urbana in Cina con l’installazione delle “foreste cittadine”
Hahn+Hartung , The Beauty and The Beast : compara la percezione turistica e locale delle zone intorno all’“anello di fuoco”, la zona sismica più attiva di tutta la Terra.
Anche i due vincitori del concorso fotografico New Visions, organizzato in collaborazione con LensCulture, premiati nel 2018, espongono i loro due progetti. An Elegy For The Death of Hamun di Hashem Shakeri e Hiding from Baba Yaga di Nanna Heitmann.
Altre due mostre da visitare sono i lavori di Beatriz Polo Iañez esposti nella mostra L’illa e Santa Barbara di Diana Markosian, vincitrice del premio Happiness On The Move. Due progetti completamente diversi ma dalla equivalente potenza narrativa intima e introspettiva.
Gideon Mendel presenta il progetto Drowning World, realizzato in quasi 12 anni, sull’impatto che le grandi inondazioni hanno avuto sulla vita quotidiana delle persone.
Marina Caneve con un’indagine territoriale realizzata sulle Dolomiti sui rischi idrogeologici: Are They Rocks or Clouds?

Arena – Video and Beyond
E’ la sezione di Cortona On The Move curata da Liza Faktor e dedicata alle opere transmediali, con l’obiettivo di dare visibilità ai nuovi linguaggi narrativi applicati alle nuove tecnologie. Il progetto è sostenuto da Canon Cinema Eos e National Geographic Society.

I giardini pubblici di Cortona diventano scenario espositivo di otto opere appartenenti ai protagonisti di Master of Photography, talent show di Sky Italia. I fotografi si sono misurati con diversi generi fotografici dalla street photography al ritratto, affrontando tematiche attuali ed eterogenee.
Insieme a queste, in occasione del 50° anniversario della University of Georgia Cortona, il progetto Baci from Cortona porta in mostra i ricordi degli scambi culturali tra il piccolo borgo e l’università statunitense.

La Fortezza del Grifalco
A circa 650 mt sopra il livello del mare, la Fortezza del Girifalco si erge in tutta la sua fiabesca maestosità.
Qui ci sono le opere di maggior rilievo. Quest’anno un grande spazio è stato dedicato all’Archivio Publifoto acquistato e preservato da Intesa Sanpaolo, main partner del festival. L’archivio è un patrimonio fotografico sulla memoria storica del Belpaese esposto in una selezione dedicata agli eventi ambientali che hanno investito l’Italia nel corso del secolo passato intitolato Paesaggio umano. L’Italia del ‘900.
Nella corte interna della Fortezza, Claudius Schulze presenta Diversità, lavoro commissionato per Aboca. Un progetto sul recupero della Tenuta Granducale di Montecchio per la tutela della biodiversità del territorio circostante.
Due grandi maestri italiani della fotografia come Marco Rigamonti e Paolo Verzone ci raccontano invece due storie molto diverse. La strada blu. 7458 km di coste italiane è il lavoro che Rigamonti ha sviluppato nel ritrarre il paesaggio marino di tutto il litorale italiano. E’ un lavoro lontano dagli stereotipi del turismo di massa del periodo estivo.
Artic Zero è invece il reportage che Verzone ha compiuto presso il centro di ricerca internazionale e di monitoraggio ambientale norvegese vicino Longyearbyen . E’ piccola metropoli nel mar glaciale Artico nelle isole Svalbard. Ospita 2.100 residenti provenienti da quasi 50 Paesi diversi.
Voices in the Wilderness di Ryan Walker attraversa la vita della piccola isola del Mar di Salish, microcosmo di una società autosufficiente e alternativa.
L’ultimo autore in mostra alla Fortezza è Simon Norfolk con Crime Scenes, che convoglia al suo interno 4 differenti mostre.
L’autore come un archeologo studia gli strati paesaggistici dei territori esplorati, artefatti e testimoni delle atrocità compiute dall’uomo sulla terra.
Con Trajectory, Norfolk accosta le immagini degli eccidi del Ruanda nel 1994, al fronte delle Somme, una delle più sanguinose battaglie della Prima Guerra Mondiale a nord della Francia.
Time Taken è invece una raccolta di immagini sulle campagne afgane e il lento ripristino dell’economia locale dopo la guerra.
Il percorso di Norfolk si chiude con When I Am Laid in Earth e Shroud . Due progetti incentrati sulla fusione dei ghiacciai rispettivamente del Monte Kenya e del ghiacciaio del Rodano in Svizzera. Qui una coperta termica lunga chilometri, assorbe il calore del sole e rallenta la fusione glaciale.
