PERFORMING PAC: MADE OF SOUND
Performing Pac è un format che dedica lo spazio espositivo ad una tematica specifica.
Fino al 13.09.2020 è in scena MADE OF SOUND (ingresso gratuito su prenotazione, qui trovate tutte le info).
L’esposizione indaga il rapporto tra arte contemporanea e musica, sviluppato attraverso opere video, materiali d’archivio, interventi di artisti, critici e curatori che esplorano l’interazione tra suono e immagine nella pratica e nella ricerca artistica contemporanea.
Artisti:
Barbara and Ale, The sky is falling, 2017
Jeremy Deller con Nick Abrahams, Our Hobby Is Depeche Mode, 2006
Pamela Diamante, GENERARE CORPI CELESTI – ESERCIZI DI STILE, 2020 (musica Marco Malasomma) e Note, 2017
Invernomuto, Vers l’Europa deserta,
Terra Incognita, 2017João Onofre, Untitled (N’en Finit Plus), 2010-11
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PAMELA DIAMANTE,GENERARE CORPI CELESTI – ESERCIZI DI STILE
Il futuro dell’advertising mira all’utilizzo del cielo come un immenso cartellone pubblicitario: attraverso l’invio nell’atmosfera di un display orbitale, i loghi delle più famose multinazionali volteggiano come simulacri di stelle millenarie. L’opera riflette l’immagine dell’uomo antropocentrico, creatore in grado di compiere qualsiasi azione, persino generare corpi celesti. Nel mettere in atto la sua volontà di potenza, deve necessariamente distruggere e in questo futuro distopico, il nostro destino sarà divenire ciechi di fronte all’infinito.
Il video è accompagnato dalla voce di Paolo, ipovedente, che narra l’emozione del ricordo di poter osservare le stelle: le sue parole doppiate in varie lingue sono state scomposte dall’artista in collaborazione con il composer Malasomma e traslate in musica.
Ad amplificare l’idea di corpo celeste sono 2 grandi tele lunghe 10 metri dipinte da Antonio, non vedente dalla nascita, che raffigurano ciò che lui non ha mai potuto osservare: un cielo stellato.



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OÃO ONOFRE,UNTITLED (N’EN FINIT PLUS)
Untitled (n’en finit plus) indaga il tema dell’appropriazione, declinato sia nella pratica artistica che nella musica pop, e la possibilità che questi due mondi paralleli si sovrappongano.
Il video mostra la performance notturna di un’adolescente sola che canta “La nuit nʼen finit plus” di Petula Clark all’interno di un’enorme cavità appositamente scavata in un prato dentro a un parco naturale.
Registrata nel 1970 quando Petula Clark aveva 38 anni, “La nuit nʼen finit plus” è una cover di “Needles and Pins” di Jackie DeShannon. Nelle parole di Clark, l’oggetto del desiderio è privo di genere: potrebbe trattarsi di una persona, una cosa o un luogo, un contesto indeterminato.
Scegliendo di far cantare questo testo a una ragazzina, Onofre prende deliberatamente le distanze dall’estrema soggettività dell’interpretazione di Petula Clark per rivelare il divario esistente tra la “voce” cantante e il significato delle parole cantate, con ogni probabilità in parte incomprensibili a un’adolescente dalla personalità ancora immatura e incapace di esprimersi come un adulto. Le immagini del video – come nei precedenti lavori dell’artista – aggiungono ulteriori associazioni narrative all’atto performativo di interpretare una canzone, andando a delineare prospettive inattese.
- LAURIE ANDERSON, THE RECORD OF THE TIME

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BARBARA AND ALE, THE SKY IS FALLING
Alpi svizzere: 2328 metri di altitudine.
-10°C. Vento, neve, nubi e sole.
Un vibrafono adagiato su un lago ghiacciato.Il titolo e l’ambientazione: non è stato detto altro a Elio Marchesini, percussionista e membro del Divertimento Ensamble, nell’invitarlo a essere protagonista del film. Un’autostrada immaginaria tra le montagne dove corre il vento, che rompe il ghiaccio e disegna il paesaggio innevato, e dove il vibrare del metallo dialoga, scompare e resiste alle folate continue.
Il whiteout è una disfunzione visiva causata dal biancore della neve e delle nubi che disorienta violentemente: il cielo sta cadendo. Quel che resta poi, è un individuo solitario che suona un vibrafono, che si ostina a non perdere il controllo, smarrito nel paesaggio.
COS’è il PAC

Il PAC è lo spazio pubblico per l’arte contemporanea a Milano, un luogo aperto a tutti dove vivere e condividere la cultura contemporanea attraverso l’arte.
Sul suo sito il PAC si presenta così:
“Leggere il proprio tempo è una sfida: richiede curiosità, apertura, confronto e assenza di pregiudizi. L’arte contemporanea ci allena a scardinare gli stereotipi e uscire dalla nostra zona di comfort per guardare la realtà con nuovi occhi e costruire nuove interpretazioni.
Con questo obiettivo il PAC progetta e realizza mostre che indagano la scena artistica nazionale e internazionale, monografiche e collettive.
Parallelamente il PAC promuove la conoscenza dell’arte contemporanea accompagnando tutte le mostre con strumenti gratuiti che ne favoriscano la comprensione e l’accessibilità, approfondendo i temi trattati dagli artisti con un public program destinato a coinvolgere adulti e ragazzi.”
Sulla facciata del Pac un’opera di street art di Blu, il Banksy italiano, realizzata con Ericailcane questo murale al PAC, in occasione della mostra Street art, Sweet art voluta da Vittorio Sgarbi. La sua esistenza è stata minacciata nel 2017, a dieci anni dal suo compimento, ma alla fine in seguito ad un sondaggio popolare si è deciso per la sua preservazione. Nonostante Blu sia uno avvezzo a rimuovere le sue opere, ovunque esse si trovino.

