“Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore.”
– Henri Cartier-Bresson

Definito da tutti “l’occhio del Secolo” Bresson è uno dei pilastri della storia della fotografia. Considerato il padre del fotogiornalismo, Cartier-Bresson ha rivoluzionato il modo di concepire la fotografia documentaria. È stato il primo fotografo ad avere una vera e propria poetica del momento, che lui chiamava: “l’istante decisivo” (le moment décisif).

Nasce il  22 agosto 1908, Chanteloup-en-Brie, Francia (morto il  3 agosto 2004, Montjustin, Francia) è stato fotografo, disegnatore, viaggiatore, umanista.

Proveniente da una famiglia borghese parigina, coltivò fin da giovanissimo la passione per la pittura, studiando sotto André Lhote, un importante pittore cubista.
Inizia a fotografare nel 1931 dopo aver scoperto una fotografia di Martin Munkácsi che lo colpisce profondamente: tre ragazzi africani che corrono verso il mare.
Usa una Leica 35mm con obiettivo 50mm, la macchina che diventerà la sua compagna inseparabile.

L’“istante decisivo” è l’essenza della sua visione fotografica: non si tratta di cogliere solo l’azione, ma il momento perfetto in cui forma, luce, gesto ed emozione si fondono armoniosamente.
Cartier-Bresson non ritagliava mai le sue foto in camera oscura : credeva nell’atto puro dello scatto.

“C’è una frazione di secondo in cui ogni elemento si trova in equilibrio. È allora che bisogna scattare.”

Nel 1947 fonda, con Robert Capa, David Seymour e George Rodger, la storica agenzia Magnum Photos, con l’intento di dare autonomia e dignità artistica al fotografo-documentarista.
Magnum rivoluziona il rapporto tra fotoreporter e editori: il fotografo possiede i diritti dei suoi scatti.

 

Cartier-Bresson è stato fotoreporter nei momenti chiave del 900, presente con la usa macchina fotografica nei grandi snodi della storia:

  • Spagna durante la guerra civile

  • Germania e Francia nella Seconda Guerra Mondiale (fu anche prigioniero dei nazisti per tre anni)

  • India: fotografa Gandhi pochi minuti prima del suo assassinio nel 1948

  • Cina: documenta gli ultimi giorni del Kuomintang prima della presa del potere da parte di Mao

  • URSS: nel 1954 è il primo fotografo occidentale autorizzato a fotografare liberamente in Unione Sovietica

Dal punto di vista stilistico la sua formazione pittorica influenzò fortemente il suo approccio: cercava geometria, armonia, composizione naturale.

Diceva spesso: “Per me la fotografia è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento e di una precisa organizzazione delle forme.”

Scatta solo con luce naturale, in bianco e nero.
Non usava flash, zoom, o tecniche invasive. Si muoveva silenziosamente, quasi invisibile.

Cartier-Bresson non amava essere riconosciuto o mitizzato.
Era riservato, elegante, parlava poco. La sua filosofia era:

“Più ti rendi invisibile, più vedi. Più vedi, più racconti la verità.”

Negli ultimi anni di vita abbandona la fotografia per tornare al disegno e alla pittura, considerandoli la sua forma d’arte più autentica.

Fonda la Fondation Henri Cartier-Bresson a Parigi con la moglie Martine Franck (anch’ella fotografa), oggi uno dei principali centri di fotografia documentaria al mondo.

Cartier-Bresson ha plasmato l’identità stessa del fotoreporter, elevando la fotografia al livello dell’arte e della filosofia.
Ha influenzato generazioni di fotografi: da Sebastiao Salgado a Steve McCurry, da Robert Frank a Elliott Erwitt.

Citazioni 

  • “Fotografare è un atto di intuizione, di poesia.”

  • “La macchina fotografica è un diario.”

  • “Le foto migliori sono quelle che ti prendono prima ancora che tu abbia il tempo di pensarci.”

  • “Non si tratta di vedere, ma di vedere bene.”

  • “Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore.”

  • “Per me la macchina fotografica è un blocco di schizzi, uno strumento di intuizione e spontaneità.”

  • “La fotografia è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento e della precisa organizzazione delle forme che danno a quell’evento la sua espressione.”

  • “La fotografia non deve mai essere messa in scena: bisogna cogliere le cose al volo, nel momento in cui accadono.”