Bologna la dotta

“Bologna invece è facile, gaudente, umoristica, abbandonata alla propria vitalità ed all’amore per la vita; piena di malati di fegato per eccesso di buona tavola… Molte bellezze di Bologna, ed anche molti dei suoi negozi migliori, sono, non dirò segreti, bensì avviluppati e nascosti nelle sue pieghe prosperose. Il segreto del ripieno di un piatto succulento.

La bellezza di Bologna non si pensa ma si respira, si assorbe, si fa commestibile… Bologna, con l’Emilia, ha la più celebre cucina d’Italia. La sua caratteristica è che il numero degli ingredienti non sembra mai sufficiente, come in certe chiese barocche, dove rimane sempre un ornato da aggiungere… I vanitosi della propria linea, quando vanno a Bologna, hanno la soddisfazione di credersi dimagriti perché si confrontano con gli altri… Il piatto bolognese è l’apoteosi della natura morta barocca.

Un ristorante, in cui sono entrato a caso, ed ho chiesto un arrosto, mi mette davanti un piatto di fagiano, di anitra selvatica, di un altro uccello acquatico che non ricordo, di cinghiale, di lepre, più un tordo intero che corona la costruzione… Altri mi descrive un pranzo di nozze nella campagna. Salumi, tortellini; poi pasticci di lasagna a molti strati (con tartufi, formaggio, salsicce) su vassoi larghi come tavole; ciascuno se ne taglia una specie di mattonella.

Poi zamponi e bolliti, uccelli con polenta e carni al forno. Le paste dolci bolognesi sono ampie, panciute, cremose, e fanno anch’esse pensare alla gravidanza… La Cesarina, celebre ostessa bolognese, se questa classica parola, ostessa, non suona offensiva, mi dice: «In attesa della minestra, le darei un brodo». Mi porta un’anteminestra di tortellini. Dico che volevo un brodo. «Il brodo bolognese è quello lì che lei ha davanti», mi risponde la Cesarina. «Non sono tortellini; ce n’è una trentina appena».

Esibita questa teoria dei tortellini come ingredienti del brodo, mi accenna alla loro origine: un oste dell’antichità vide Venere nuda per il buco della serratura, e le copiò l’ombelico. Chi passeggia una giornata per le vie di Bologna, tra gli odori carnosi e brodosi dei ristoranti, tra gli odori cremosi delle pasticcerie, nel riverbero rosso delle sue mura e torri.
La sua passione politica davvero passione, è tensione vitale, un aspetto cioè del proprio amore per la vita, apparentato con il senso, con la gola, con la venerazione della maschilità. A Bologna i portici, gli archi, le cupole, tutto fa pensare a una rotondità carnosa. Lo stesso dialetto, l’accento, sono abbondanti e tondeggianti.”

Guido Piovene, Viaggio in Italia, 1957

Bologna è una città piccola, visitabile molto facilmente a piedi e ricca di osterie e chiese.
Noi abbiamo alloggiato nella zona Universitaria, comodissima per raggiungere le due torri o piazza maggiore e tutta da esplorare per cercare ristoranti in cui assaggiare la buonissima cucina emiliana.

1.Le Due Torri

Subito sopra la zona universitaria e l’ex ghetto ebraico c’è la piccola piazza di Porta Ravegnana che ospita le Due torri, senza dubbio il simbolo della città: la torre Garisenda e la torre degli Asinelli.


La più antica delle due è la torre Garisenda che è la  torre pendente più alta d’Italia, costruita per scopi militari, con quasi 500 scalini e quasi 100 metri di altezza. Sulla torre da cui Guglielmini lanciò il sasso per l’esperimento che dimostrò il moto di rotazione della terra, indicando che la retta tracciata dal punto di partenza del sasso non era perpendicolare al suolo.
La torre degli Asinelli invece è alta 97,2metri e la sua cima si raggiunge con 498 scalini di legno. La tradizione “vieta” agli studenti di salire sulla Torre degli Asinelli prima che si siano laureati: farlo prima di questo traguardo accademico sembra portare male alla carriera, e solo una volta laureati si può fare la salita con l’anima in pace.

Da qui si puo poi proseguire su via Rizzoli e passeggiando sotto i suoi portici raggiungere piazza Re Enzo, la Fontana del Nettuno e piazza Maggiore con la Basilica di san Petronio.

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2.Piazza Maggiore

Figura dominante della piazza, il Nettuno con la sua fontana fu promosso dal cardinale Borromeo con lo scopo di offrire una nuova immagine migliorata all’adiacente Piazza Maggiore. La statua è maestosa, e in più vive avvolta da una leggenda curiosa quanto popolare fra i bolognesi: lo scultore che la realizzò, Giambologna, venne costretto dalla Chiesa a ridurre un po’ le “parti basse” della statua, e così, forse per dispetto, posizionò la mano del Nettuno in una posizione tale che, da una certa prospettiva, il suo dito potesse compensare la ridotta virilità del Nettuno. C’è proprio una mattonella da cui questa prospettiva è visibile nota come la “mattonella delle zitelle” o ella vergogna.

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Sotto Palazzo del Podestà si trova un’altro segreto di Bologna, meno bizzarro del “segreto del Nettuno” ma comunque particolare. Passeggiate per il quadrato che si forma sotto la volta di Palazzo del Podestà – un vero e proprio incrocio di due strade nel sottopassaggio, a due passi dal fianco sinistro del Nettuno. Bene: una volta sotto la volta noterete senza dubbio qualcuno che rivolto faccia al muro inizia a parlare e ridere. Si tratta di un effetto acustico per cui due interlocutori agli angoli opposti possono parlare anche a bassa voce e sentirsi perfettamente.
Avevamo già provato questo gioco acustico nella galleria dei sospiri della Grand Central Station di New York.

Proseguendo si entra in Piazza Maggiore, la principale piazza di Bologna, una piazza che porta evidenti i segni della Seconda Guerra Mondiale sui lati del crescentone (il piano pedonale al centro della piazza).

Per cominciare, a sud di Piazza Maggiore sorge con tratti tardo-gotici la Basilica di San Petronio, con la sua facciata rigorosamente incompiuta, con addosso l’arte di nomi grandi come Jacopo della Quercia, e con il titolo fiero di sesta chiesa più grande d’Europa. Visitatela al suo interno e scopritene le curiosità: l’interno ospita la meridiana più lunga del mondo in luogo chiuso, e anche l’organo funzionante più antico d’Italia.

Ma è la facciata quella che attirerà la vostra attenzione fin da subito: a causa della mancanza di finanziamenti e, secondo alcune fonti, della mancanza delle dovute autorizzazioni ecclesiastiche, la facciata non venne completata come previsto dal progetto iniziale.

Nei secoli successivi ci furono delle nuove proposte mirate al completamento dell’opera, col risultato che, in realtà, l’identità della basilica rimase invariata e di conseguenza unica e speciale, proprio grazie al suo aspetto estetico. L’idea di “completare” un’opera d’arte pareva non rispettarne l’autenticità, e pertanto venne conservata così: incompleta, ma definitiva.

Sedetevi un po’ sui gradini della chiesa e osservate davanti a voi il Palazzo del Podestà, costruito nel 1200 e che fa da base alla torre in cotto dell’Arengo, la cui campana veniva suonata per i bolognesi in occasioni particolari o importanti. Ecco davanti a voi la Bologna delle cartoline! Alla vostra sinistra, invece, la statua di San Petronio, santo protettore della città.

Dopo la visita di quest’asse importante della città ci si può perdere nel quadrilatero adiacente. piazza maggiore, verso via Clavature che è un susseguirsi di bottega e negozi alimentari che nel loro insieme costituiscono il Mercato di Mezzo .

3. Piazza Santo Stefano

Qui potrete camminare sulla pavimentazione in ciottoli elegantissimi, caratteristici di questo angolo. L’atmosfera della piazza è sempre tranquilla, relativamente calma, nel pomeriggio rallegrata da qualche chitarrista di strada.

Ora, osservando la chiesa avrete alla vostra destra i palazzi mercantili tipici, dalle finestre davvero uniche che li rendono riconoscibili, e anche un palazzo celebre per il suo fregio con le teste in terracotta. E ovviamente la chiesa stessa, o meglio, le Sette Chiese. Non ce ne sono più sette, ma in origine le costruzioni e i lavori portarono ad avere sette piccole chiese attaccate.
Questo complesso vale sicuramente una visita, a maggior ragione perchè tutte le chiese a Bologna hanno un ingresso gratuito e con offerta libera per il loro sostentamento.


L’entrata principale porta alla Chiesa del crocifisso e dalla porta sulla sinistra si raggiunge la chiesa del Santo Sepolcro, dove probabilmente alle origini si trovava un tempio pagano dedicato a Iside. La chiesa successiva è la basilica dei Santi Vitale e Agricola mentre se proseguiamo   possiamo trovare il primo cortile, il cortile di Pilato dove appunto si trova un pozzo. dal fondo del cortile si accede alla chiesa dell Trinità che nella sua cappella di sinistra ospita L’adorazione dei magi di Simone dei Crocifissi. Sempre dal cortile si accede al chiostro dei Benedettini che è delimitato dalle bellissime colonne che nell’ordine superiore hanno capitelli tutti diversi l’uno dall’altro.

Uscendo dalla chiesa e prendendo la fila di portici sulla destra si entra alla corte degli Isolani che è un passaggio che attraverso scale e piccole costi porta su Strada Maggiore facendoci sbucare sotto il portico ligneo di casa Isolani. Qui perderete qualche minuto col naso all’insù alla ricerca delle famose 3 frecce. la leggenda narra che in epoca medievale tre briganti siano arrivati qui per uccidere un ricco signore bolognese. Proprio al momento di scoccare i dardi però da una delle finestre si sarebbe affacciata una giovane donna nuda che avrebbe distratto i briganti facendo finire le frecce sul soffitto del portico.
Cercando du interne t ho letto pareri contrastanti rispetto all’effettiva presenza delle rocce, ma…. noi ne abbiamo viste ben 2!

4. Pinacoteca Nazionale

Ospita una collezione strepitosa che spazia dal duecento al Settecento con dipinti di Giotto, Perugino, Tintoretto, parmigianinoe Vasari, solo per citarne alcuni.
Non troverete coda e si visita velocemente. inoltre si trova nella zona universitaria quindi troverete molti studenti che festeggiano la loro loro laurea appena conseguita nel periodo  giusto.

Da qui potete raggiungere facilmente l’orto botanico.

5.Parchi e giardini di Bologna

A Bologna sentirete più cicale cantare che in un campo sperduto della toscana. Sono più rumorose del traffico. Se volete ascoltarle mentre siete immersi nel vere potete fare un giro nel piccolo Orto Botanico a ingresso libero dell’Università di Bologna. E’ uno degli orti botanici più antichi d’Europa per quanto sia piccolo subito dietro l’edificio di mattoni rossi ospita più di 5000 esemplari di 2000 specie diverse. E’ un angolo nascosto di Bologna che merita una sosta.

Sempre in zona universitaria c’è il giardino pensile del Guasto. L’arch. Filippini, ispirato dai principi Montessoriani, ha realizzato uno spazio rinfrescato da un corso d’acqua dove il cemento è sagomato in forma che mimano la natura per stimolare la fantasia dei bambini. peccato davvero che questo parco sia abbandonato a se stesso e frequentato da persone poco raccomandabili e quindi purtroppo non più adatto a far giocare i bambini in tranquillità.

Un’altro parco curioso è quello del Cavaticcio, adiacente al MamBo, che è stato ristrutturato per dar vita al vecchio proto di Bologna.

6. La finestrella sui canali

Camminando per le stradine di Bologna, potreste accidentalmente ritrovarvi a Venezia. Avete già sentito questa storia? E’ un segreto, ma non è una leggenda: fate una passeggiata fino a Via Piella passando per tutte le stradine secondarie, come Via Oberdan e Via Marsala, e una volta superata Porta Govese cercate bene sotto il portico.

Una finestrella, un buco quadrato sul muro vi farà affacciare su un mondo parallelo, una piccola Venezia, un fiume sotto ai palazzi vicini vicini. Meraviglioso, una perla dei bolognesi, un angolo custodito con gelosia e ricordato con nostalgia da chi a Bologna ci va solo di passaggio. La chiamano la piccola Venezia di Bologna.

7.MamBo

Il MAMbo è il Museo d’Arte Moderna di Bologna.
Con i suoi 9.500 mq dedicati alla cultura visiva e alla sperimentazione ha sede nell’ex forno del pane.
Al piano terra si trovano le sale per le mostre temporanee e l’ampia Sala delle Ciminiere, in cui sono ancora visibili i camini del vecchio forno.
Il primo piano è invece occupato dalle sale in cui è esposta la collezione permanente. Tra queste la sala della Manica Lunga, dove si possono ammirare le arcate dell’antica facciata con i capitelli decorati a spighe di grano. Il percorso espositivo si articola attualmente in nove aree tematiche (Arte e Ideologia, 1977 Arte e Azione, 1968 Nuove Prospettive, 1968 Arte Povera, Forma 1, L’Informale, Arcangeli: l’ultimo naturalismo, Focus on Contemporary Italian Art, nuove acquisizioni), che documentano alcuni tra gli aspetti più innovativi della pratica artistica dalla seconda metà del Novecento fino a oggi, visti attraverso l’esperienza dell’ex Galleria d’Arte Moderna.

Il museo è piacevole da visitare, l’unica nota negativa, come per la pInacoteca è che non ci sia alcun materiale per agevolare la visita ai bambini e nemmeno audioguide o percossi cartacei di approfondimento.

La chicca è il book shop in cui abbiamo perso almeno mezzora.

8.Street art

Bologna I graffiti e murales a Bologna sono vere e proprie opere d’arte, i muri della città sono diventati tele per artisti come Blu, segnalato dal giornale britannico Guardian come uno dei 10 migliori street artist in circolazione ( e che poi per protesta ha cancellato le sue opere dai muri di bologna), o come Luis Gutierres, che realizzò un murales sull’invasione europea in America Latino nel 1988 sui muri dell’Università Alma Mater. In tanti hanno proseguito questa tendenza e Bologna è diventata un museo a cielo aperto dove ammirare le opere di street artists provenienti da tutto il mondo.
Ma in generale la street art a Bologna è ovunque, a partire dalle scritte spesso politiche passando per le saracinesche che quando sono chiuse svelano graffiti.

9. San Luca

Il santuario san Luca si trova su un colle ed è meta di pellegrinaggio e devozione per la vergine che custodisce.
La particolarità di questo santuario è che è collegato alla città da quasi 4 km di portico che permette di fare una piacevole passeggiata (in salita) da porta Saragozza fino alla chiesa tutta sotto al portico unico al mondo.
Ci sono anche degli autobus e un trenino espresso che collegano il cantero di Bologna alla chiesa.

10.Mangiare a Bologna

Che dire, il cibo, la variabilità gastronomica, l’arte della pasta fatta in casa… il made in Italy che Bologna rappresenta è eccezionale. Cosa mangiare?
La pasta fresca! Tagliatelle al ragù bolognese, tortellini, lasagne…solo per citare gli imperdibili

I salumi e i formaggi : culatello, mortadella, salame, parmigiano… da mangiarecon le crescenti o usati per farcire le tigelle.

Le polpette bolognesi, fatte con l’impasto dei tortellini in sugo di piselli e per finire o una piadina alla nutella o il tiramisù

per non parlare dei vini di accompagnamento 🙂

Noi abbiamo cenato in Osterie in cui sicuramente tornerei molto volentierissimo

VA MO LA’  è una piccola osteria-libreria che offre piatti della trazione e non solo qui sono da provare le tagliatelle al ragù, le polpette alla bolognese, il galletto alla birra e miele e il tiramisù

Osteria Dal Sarto, qui abbiamo mangiato le tigelle con salumi e formaggi e acquistato il gin che producono artigianalmente

Hostaria Via Righi, per tortellini alla panna o al ragù

Mercato delle Erbe, per un pranzo veloce fuori dal comune. Il mercato delle erbe è un mercato coperto/piazza in cui si può normalmente fare la spesa nelle bancarelle di ortaggi, frutta, carne ecc. ma è anche un luogo in cui mangiare o fare un aperitivo perchè al suo interno ci sono numerosi punti ristoro per tutti i gusti. Il più famoso, e quello in cui abbiamo pranzato noi è “Altro?”. Il nome riprese il tipico modo del banconiere bolognese per chiedere al cliente se disdire appunto altro. Ha una grande varietà di scelta perchè ci si può sedere nei tavoli centrali e approfittare del servizio ristorante (noi abbiamo mangiato un polpo alla brace squisito e un branzino in cartoccio) oppure ci si può sedere ai tavoli laterali servendosi da soli nei punti ristoro agli angoli della piazza tra cui un’ex macelleria che ora offre solo piatti vegetariani, una pizzeria e un salumificio.

Noi abbiamo fatto due aste durante i viaggi di andata e ritorno che assolutamente coniglio: il Labirinto della Masone e Dozza.