IL PARCO
Il Nakuru è un parco compatto (circa 188 km²), ma incredibilmente vario. È quasi interamente occupato dall’omonimo lago preistorico alcalino, circondato da boschi di acacie, paludi e scogliere rocciose.
Dal punto di vista paesaggistico davvero molto bello, la Foresta di Euforbie che sembrano cactus giganti, danno al paesaggio un tocco preistorico unico.
Per anni Nakuru è stato famoso per il “tappeto rosa” di milioni di fenicotteri. Attenzione però a causa dell’innalzamento del livello dell’acqua negli ultimi anni, la salinità è cambiata e molti fenicotteri si sono spostati verso i laghi Bogoria o Elementaita. Ma ci sono ancora migliaia di esemplari e, soprattutto, il parco è diventato un paradiso per i pellicani bianchi e altre 450 specie di uccelli.
La storia del Parco Nazionale del Lago Nakuru è affascinante perché è una delle testimonianze più riuscite di come la conservazione possa evolversi nel tempo. Non è nato “per caso”, ma attraverso una serie di tappe che lo hanno trasformato da una semplice riserva ornitologica a una fortezza per specie in via d’estinzione.
Inizialmente, nel 1961, l’area venne dichiarata Santuario degli Uccelli. L’obiettivo era unico e preciso: proteggere gli incredibili stormi di fenicotteri che rendevano il lago una distesa rosa visibile persino dallo spazio. All’epoca, l’area protetta comprendeva solo il lago e le sponde immediate
Grazie alla sua importanza ecologica unica, nel 1968 fu elevato al rango di Parco Nazionale. Fu il primo parco in Africa creato specificamente per la protezione degli uccelli. Negli anni successivi, i confini vennero estesi per includere le savane e le foreste circostanti, permettendo così anche ai grandi mammiferi di trovare rifugio.
La vera svolta storica avvenne nel 1984. In quegli anni, il bracconaggio stava letteralmente sterminando i rinoceronti in tutta l’Africa. Il governo keniota prese una decisione drastica e visionaria: trasformare il Nakuru nel primo santuario statale per i rinoceronti.
Fu costruita una recinzione elettrificata lungo tutto il perimetro (circa 188 km²) per proteggere gli animali dai bracconieri.
Vennero introdotti i primi esemplari di rinoceronte nero e, successivamente, di rinoceronte bianco.
Leoni e leopardi erano presenti nell’area del Nakuru molto prima che diventasse un parco. Tuttavia, con l’espansione della città di Nakuru e delle fattorie circostanti, questi predatori sono rimasti “isolati”. Quando negli anni ’80 il parco è stato interamente recintato per proteggere i rinoceronti dai bracconieri, i felini che si trovavano all’interno sono rimasti, di fatto, chiusi dentro.
Sebbene fossero già presenti, la popolazione di leoni è stata monitorata e talvolta integrata per evitare l’incrocio tra consanguinei (visto che il parco è una “isola” recintata).
A seconda della stagione e delle piogge è possibile trovare alcune vie del aprco chiuse. Ricordatevi che gli erbivori vanno sopratutto nelle zone più verdi e i felini di conseguenza li seguono per cacciarli. Quando siamo state noi c’erano alcune strade chiuse per le piogge e non abbiamo potuto visitarne alcune parti.
Abbiamo visto moltissime zebre e bufali oltre alle famose giraffe di Rothschild (che sono avvistabili in pochissimi parchi al mondo.
Qui al Nakuro abbiamo anche visto una iena da vicinissimo (e poi ne abbiamo sentite ululare e ridere di notte) e i simpaticissimi dik dik .
GLI ANIMALI
Qui i protagonisti sono i rinoceronti bianchi e neri. Sono Rarissimi e anche in questo parco che ne ha molti è difficile vederli da vicino.
Qui siamo state davvero molto molto fortunate.
Appena arrivate al parco, verso le 14, in un orario in cui tutti vi diranno che è impossibile fare avvistamenti per il caldo, abbiamo seguito le indicazioni dei ranger del parco per raggiungere un gruppo di rinoceronti bianchi che si stavano spostano verso la foresta. E li abbiamo intercettati poco prima che attraversassero la strada e sparissero tra gli alberi.
Nei safari successivi ne abbiamo visti due da molto lontano e basta.
Non abbiamo visto rinoceronti neri. Ma sapete che la differenza tra bianchi e neri non è il colore? Sono entrambi grigi!
Il nome “bianco” deriva probabilmente da un errore di traduzione dall’olandese wijd (largo), riferito alla bocca, che gli inglesi hanno capito come white.
Il rinoceronte Bianco ha il labbro largo e piatto. È un “tosaerba” naturale: cammina a testa bassa e bruca l’erba del prato.
È molto più grande (può pesare il doppio del nero, fino a 2.300 kg). Ha una gobba pronunciata sul collo e una testa molto lunga e pesante che tiene quasi sempre verso il basso.
È il “gigante buono”. È tendenzialmente socievole (spesso si vede in piccoli gruppi) e piuttosto calmo. Se la Jeep si avvicina, di solito continua a mangiare indisturbato.
Il rinoceronte Nero ha il labbro superiore a punta e prensile (tipo una mini-proboscide). Gli serve per afferrare rami, foglie e cespugli. Se lo vedi mangiare da un arbusto, è sicuramente un nero.
È più piccolo, compatto e agile. La sua schiena ha una curva meno pronunciata e tiene la testa più alta perché guarda verso gli alberi.
È il “cattivo ragazzo” della savana. È solitario, estremamente timido ma molto nervoso. Se si sente minacciato, non scappa: carica. È per questo che le guide tengono sempre il motore acceso quando ne avvistano uno!
Se vedi un rinoceronte in campo aperto, vicino alle sponde del lago o nelle praterie, è un Bianco.
Se lo vedi nel fitto del bosco o tra le euforbie, è probabilmente un Nero.
La caratteristica più famosa e facile da individuare delle giraffe di Rothschild è la parte inferiore delle zampe. A differenza delle altre giraffe, quelle di Rothschild non hanno macchie sotto il ginocchio. Sembra letteralmente che indossino delle calze bianche candide. Le loro macchie sono diverse da quelle delle giraffe Masai Sono meno frastagliate e più definite, quasi come se fossero state ritagliate con precisione.
Il colore è solitamente di un marrone più scuro e intenso, con linee di separazione color crema molto chiare. Inoltre si differenziano per il numero di coran. Mentre la maggior parte delle giraffe sembra averne solo due (gli ossiconi), la giraffa di Rothschild è l’unica che può presentarne fino a cinque. Oltre alle due principali, ne hanno una piccola sulla fronte (centrale) e due protuberanze dietro le orecchie.
Sono tra le giraffe più alte in assoluto, potendo raggiungere facilmente i 6 metri. Al Nakuru, vederle svettare tra le foreste di acacie gialle mentre mangiano le foglie più alte è uno spettacolo di pura armonia.
Queste giraffe sono state letteralemnte salvate dall’estinzione. Negli anni ’70 ne erano rimaste pochissime in Uganda e Kenya occidentale a causa della perdita di habitat. Grazie a un programma di traslocazione ambizioso (il celebre “Giraffe Manor” di Nairobi ), alcuni esemplari sono stati portati al Nakuru, dove oggi prosperano e si riproducono.
In tutti i parchi abbiamo visto le zebre, ma qui al Nakuro abbiamo visto branchi numerosissimi.
Sembrano da come si muovono e anche dai suoni che fanno a tutti glie ffetti dei cavalli, ma quelle strisce bianche e nere sono davvero stupende e oltre ad avere fuznioni legate alla sopravvivenza, quando corrono in branco le strisce rendono difficile per un leone distinguere dove finisce un individuo e ne inizia un altro, sono anche uniche per ogni zebra.
Sotto il pelo bianco e nero, la pelle della zebra è uniformemente nera.
Come i cavalli, le zebre possono riposare restando in piedi, grazie a un meccanismo anatomico che “blocca” le articolazioni delle zampe.
A differenza dei cavalli, le zebre sono estremamente aggressive e imprevedibili. Non sono mai state addomesticate perché hanno un riflesso di fuga molto sensibile e un morso (e un calcio) micidiale.
Il nome “dik-dik” non è un termine scientifico latino, ma un’onomatopea. Deriva dal verso “zik-zik” o “dik-dik” che emettono quando si spaventano. Quando percepiscono un pericolo, fuggono a zigzag emettendo questo fischio nasale per avvertire gli altri animali del parco.
Sono tra le antilopi più piccole al mondo. Immagina un animale che pesa tra i 3 e i 6 kg (quanto un gatto domestico!) e che è alto appena 30-40 cm. Per un fotografo, sono una sfida: sono piccoli, si mimetizzano perfettamente con l’erba secca e sono velocissimi.
A differenza di quasi tutte le altre antilopi che vivono in grandi branchi, i dik-dik sono rigorosamente monogami.
Vivono in coppia per tutta la vita.
Se ne vedi uno, fermati: il partner è quasi certamente a meno di 5 metri di distanza.
Hanno un musetto molto particolare, con un naso allungato che sembra una mini-proboscide. Non è solo per bellezza: serve a raffreddare il sangue. Attraverso la respirazione accelerata in quel nasino, riescono a sopportare temperature altissime senza dover bere molta acqua (la ricavano quasi tutta dalle foglie di cui si nutrono).
Un altro animale che al NAkuru abbiamo visto in amndrie da centinaia di esemplari è il bufalo.
Il bufalo fa parte dell’élite dei Big Five (insieme a leone, leopardo, elefante e rinoceronte). Questo titolo non gli è stato dato per le dimensioni, ma perché storicamente era considerato l’animale più pericoloso da cacciare a piedi: se ferito, non scappa, ma carica con l’intento di eliminare la minaccia.
La caratteristica fisica più distintiva del maschio è il “boss”:le basi delle corna si uniscono al centro della fronte formando uno scudo osseo quasi impenetrabile.
È così resistente che può deviare persino un proiettile di grosso calibro.
Le corna continuano a crescere e vengono usate nei combattimenti per la dominanza all’interno del branco.
Il bufalo è noto per essere estremamente vendicativo.
Si dice che i bufali abbiano una memoria eccellente: sono capaci di riconoscere e attaccare cacciatori o predatori che li hanno feriti anche a distanza di anni.
A differenza di altri erbivori che fuggono, il bufalo spesso contrattacca. Se un membro del branco è in difficoltà, l’intero gruppo può caricare insieme per difenderlo (persino mettendo in fuga un intero branco di leoni).
Vedrai quasi sempre dei piccoli uccelli (le bufaghe) sulla loro schiena. Non sono solo “passeggeri”: mangiano le zecche e i parassiti dalla pelle del bufalo e fungono da allarme vivente, volando via e gridando quando avvertono un pericolo.
Studi sul comportamento hanno dimostrato che i bufali “votano” la direzione in cui spostarsi. Le femmine si alzano, guardano in una direzione e si risedgono; la direzione scelta dalla maggioranza è quella che il branco seguirà per il pascolo.
Il bufalo è un animale dipendente dall’acqua. Non può stare troppo lontano da una fonte idrica (massimo 15-20 km), motivo per cui al Lago Nakuru la popolazione è così florida.
Al Nakuru puoi trovare sia il Fenicottero maggiore (più alto e chiaro) che il Fenicottero minore (più piccolo e rosa intenso).
Il colore deriva dai carotenoidi presenti nelle alghe (Spirulina) e nei piccoli crostacei di cui si nutrono. Se smettessero di mangiarli, diventerebbero grigiastri.
Il loro becco è un filtro sofisticatissimo. Lo usano al contrario, aspirando l’acqua e scartando il fango e il sale in eccesso grazie a lamelle interne, trattenendo solo il nutrimento.
Stanno su una zamopa sola per una questione di risparmio energetico e termoregolazione. Riducendo la superficie corporea a contatto con l’acqua (spesso fredda o molto alcalina), disperdono meno calore corporeo.
Sono uccelli nomadi. Se il livello del Lago Nakuru sale troppo (diluendo le alghe) o scende troppo, l’intero stormo può decidere di volare di notte verso il Lago Bogoria o il Lago Elementaita in cerca di cibo e il cambiamento climatico sta riducendo di molto il numero dei fenicotteri avvisatbili qui.
Il Pellicano bianco maggiore è il re indiscusso delle acque del Nakuru quando si parla di pesca.
La sacca golare sotto il becco può contenere fino a 13 litri d’acqua. Non serve per conservare il cibo, ma come una rete da pesca: catturano il pesce e l’acqua, poi espellono il liquido e inghiottono la preda intera.
I pellicani sono incredibilmente cooperativi. Si dispongono in semicerchio e nuotano insieme verso la riva, sbattendo le ali per spingere i pesci in acque basse dove sono più facili da catturare.
Nonostante la stazza (possono pesare fino a 15 kg), sono maestri del volo planato. Sfruttano le correnti termiche ascensionali per salire di quota senza quasi battere le ali, potendo coprire distanze enormi.
C’è una suddivisione dei compiti perfetta:i Fenicotteri occupano le acque bassissime e fangose vicino a riva, dove filtrano le alghe, i Pellicani preferiscono le zone dove l’acqua è leggermente più profonda per poter nuotare e pescare i ciclidi (pesci che abbondano nel lago).
INFORMAZIONI PER LA VISITA
Il parco è aperto tutti i giorni dell’anno, inclusi i festivi dalle 6 alle 18
Non è consentito l’ingresso dopo le 17:15. Se non alloggi all’interno del parco, devi uscire tassativamente entro le 18:00.
Le tariffe sono valide per 24 ore dal momento dell’ingresso (se si pernotta all’interno) o per un ingresso singolo giornaliero al costo di 90 dollari per adulto.
Il parco ha tre ingressi principali:
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Main Gate: Il più utilizzato, vicinissimo al centro della città di Nakuru.
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Lanet Gate: Comodo se arrivi dalla strada principale Nairobi-Nakuru.
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Nderit Gate: Più tranquillo, usato principalmente da chi arriva da Masai Mara o Elementaita.
La stagione secca (giugno-settembre e gennaio-marzo) è l’ideale per vedere i rinoceronti e i grandi mammiferi. Per i fenicotteri, i numeri variano a seconda del livello dell’acqua, ma generalmente novembre e aprile offrono ottimi avvistamenti di uccelli migratori.
ALLOGGI
Noi abbiamo dormito per 1 notte al Sopa loge Nakuru .
La Vista Panoramica è senza dubbio il punto di forza. Il lodge è costruito in posizione elevata; dalle camere e dalla terrazza principale si ha una vista a 180° su tutto il parco e sul Lago Nakuru. Al tramonto, con un drink in mano, è uno spettacolo che vale il prezzo del biglietto.
Le camere sono enormi, quasi delle suite, con ampie vetrate. Se ami lo stile un po’ rustico-tradizionale, ti sentirai coccolato.
Ha una delle piscine più scenografiche della zona. Dopo un safari polveroso, farsi un bagno guardando gli animali in lontananza nella valle è il massimo del relax. (non faceva abbastanza caldo per noi)
Essendo un “Sopa”, gli standard di pulizia, manutenzione e sicurezza sono molto alti. È una scelta “sicura” per chi non vuole sorprese.
I contro sono che per arrivare al lodge bisogna percorrere una strada piuttosto ripida e tortuosa (ovviamente in jeep) Questo significa che ogni volta che vuoi iniziare un safari, ci metti un po’ di più a raggiungere le zone di avvistamento a bordo lago rispetto ai lodge situati in pianura.
A differenza dei campi tendati (come l’Olkinyei nel Mara), qui l’atmosfera è meno intima. È una struttura grande che ospita spesso gruppi numerosi; se cerchi il silenzio assoluto della savana, qui potresti trovare un po’ più di confusione nelle aree comuni.
Come in molti lodge, il segnale è presente quasi solo nelle aree comuni (reception/bar) e non sempre è velocissimo. Se devi caricare pesanti file RAW sul cloud, armati di pazienza.
Altri consigli per gli alloggi
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Sarova Lion Hill Game Lodge (Fascia Alta): È probabilmente il “concorrente” principale del Sopa. Si trova in una posizione elevata con una vista mozzafiato sul Lago Nakuru. È celebre per l’ottima cucina e l’atmosfera da classico lodge africano,con chalet immersi nel verde.
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The Cliff (Lusso Boutique): Se cerchi qualcosa di esclusivo, questo è il top. È un mix tra un campo tendato di lusso e un boutique hotel, sospeso su una scogliera. Ha solo 10 tende extralusso con vetrate a tutta altezza. È perfetto per coppie o viaggi di nozze.
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Lake Nakuru Lodge (Storico/Classico): È uno dei lodge più vecchi e centrali del parco. Nonostante lo stile un po’ vintage, ha una posizione imbattibile: gli animali (soprattutto i rinoceronti) passano spesso proprio davanti alla recinzione del giardino.
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Flamingo Hill Tented Camp (Fascia Media): Un’opzione più intima e “selvaggia” composta da tende safari permanenti con tutti i comfort. Si trova vicino al Main Gate, ma tecnicamente all’interno dell’area naturale.