Capire l’arte non è strettamente necessario. Almeno non per me.

Questa premessa è trasversale, ma quanto mai necessaria per visitare la Fondazione Prada. E forse anche molti altri musei o installazioni.
L’ho spesso ripetuto: in materia sono ignorante. Mi piace passeggiare per i musei e soffermarmi dove c’è qualcosa che mi colpisce, mi diverte o a volte mi disgusta. L’ultimo punto non è così fuori tema se pensate che nella torre di Fondazione Prada troverete molte mosche morte, e non per incuria del posto che è assolutamente pulitissimo, ma per un’installazione permanente.

Non mi interessa sempre approfondire quale sia il pensiero filosofico-esistenziale-artistico dietro a un’opera. Molto spesso si, ma talvolta anche no, ma non per questo mi sento in colpa.
La cosa più bella dell’arte è che ce ne si può bellamente fregare di tutto (delle regole, della soia, degli schemi…) sia quando la si fa che quando la si vive.
Ho usato il verbo vivere e non osservare con forte convinzione perchè l’arte è qualcosa che si sperimenta. guardare una cosa la lascia li dov’è vivere una cosa invece te ne fa portare un pezzettino a casa.

Se davanti alle Ninfee di Monet al Moma ho provato per la prima volta la sindrome di Stendhal e ho sentito la voglia di approfondire le tecniche pittoriche che hanno portato a quella tela non posso dire lo stesso delle mostre che ho visto a Fondazione Prada.
Eppure è un posto che amo. E’ una struttura bellissima, curata, ben gestita. Il personale è educato e preparato, ha un bar, il Baar Luce che è un capolavoro.
Tutto è astratto, minimalista, elegante. Le mostre temporanee che ospita sono talvolta assurde, a parer mio, difficile da approfondire, sempre per me e probabilmente troppo concettuali per stimolare in me la voglia di approfondire.
Però chissenefrega. Mi piace passeggiare per quegli spazi poco affollati e guardare cose che magari non mi affascinano per il loro significato, ma lo fanno per le linee, i colori il dialogo che hanno con l’architettura che li ospita.
E’ da quando è in costruzione che non vedo l’ora di vedere la Torre. Quando poi ho saputo che avrebbe ospitato un’installazione di Carsten Höller.
Non perdo occasione di dire quanto questo artista mi entusiasmi.
Amo tutto il suo mondo di ipotesi e possibilità. Amo il modo in cui cerca nuove prospettive, in cui ti destabilizza in un corridoio buio o facendoti salire su un calcinculo che va lentissimo. Mi piace come dietro ad ogni sua installazione ci sia un approccio di sperimentazione (legata al significato scientifico del termine) e come sia sempre esperienzale e interattivo. Ho amato la sua personale Doubt e da quando ho saputo che nella nuova torre di Fondazione Prada ci sarebbe stato anche lui non vedevo l’ora di tornarci. Inutile dire che sarei rimasta lì per ore.

Le due permanenti della formazione Prada sono ospitate nella Haunted House (che si chiama così perchè era gli edifici della fondazione fino inizio ‘900 spiavano un distilleria) e nella Torre 8che ospita anche un ristorante che mi dicono sia da provare).
L’Haunted House ospita le opere di Louise Bourgeois e di Gober , ma è vietato fotografare.
La Torre di 6 piani invece ospita il progetto Atlas con le opere di  artisti come Carla Accardi e Jeff Koons, Walter De Maria, Mona Hatoum ed Edward Kienholz and Nancy Reddin Kienholz, Michael Heizer e Pino Pascali, William N. Copley e Damien Hirst, John Baldessari e Carsten Höller.

Forse anche l'”Installazione grottesca” , che credo in realtà abbia un nome diverso ed è una ricostruzione di una grotta di Maiorca, è permanete, ma non ne sono sicura.

Questa volta le mostre temporanee presenti erano 2.

“Slight Agitation 4/4: Laura Lima” che è un progetto in quattro capitoli che comprende opere site-specific commissionate per l’occasione ed esposte negli spazi della Cisterna.  “La combinazione di queste tre opere negli ambienti espositivi mette in discussione la natura del coinvolgimento dei visitatori in uno spazio e in un luogo stimolandone la percezione: l’artista esplora i confini tra immaginario e reale per sottolineare la componente poetica e assurda intrinseca a ciò che è reale solo in apparenza.”

“The Next Quasi-Complex” è una mostra concepita dall’artista tedesco John Bock (Gribbohm, 1965) per gli spazi del Podium. Il progetto riflette la particolare pratica dell’artista, che alla scultura e all’installazione site-specific combina liberamente elementi performativi. Le performance, che Bock chiama “lectures”, ovvero parodie di presentazioni accademiche, si svolgono in ambienti allestiti con oggetti di uso quotidiano, materiali trovati e di scarto, mobili e altri elementi, disposti a formare universi assurdi o illogici, in cui i visitatori sono invitati a partecipare.

Minime non è venuta e infatti è arrabbiatissima perchè anche lei vuole vedere “i funghi” e bere una cedrata al bar Luce 🙂 La prossima volta che torno farò un sacco di foto al bar perchè merita!

INFORMAZIONI PER LA VISITA

Oltre alla collezione permanete lo spazio ospita mostre temporanee. A questo link trovate il calendario completo.

COME ARRIVARE

METROPOLITANA
M3 fermata Lodi T.I.B.B. (uscita P.le Lodi / V.le Isonzo)

MEZZI DI SUPERFICIE
Tram 24 (fermata via Ripamonti / via Lorenzini)
Bus linea 65 (fermata Largo Isarco)

PARCHEGGIO
Il parcheggio gratuito per i visitatori è accessibile da Largo Isarco 1, dispone di 75 posti macchina e rastrelliere per le biciclette.

BIKE SHARING
La postazione Bike Mi si trova all’incrocio tra via Lorenzini e via Adamello.

ORARI DI APERTURA : dal mercoledì al lunedì dalle 10 alle 19 (giorno di chiusura martedì)

BIGLIETTI
Interi: 15€
Ridotti: 8 o 5 € a seconda della categoria di appartenenza (residenti a Milano, under 26, studenti …)
Gratuito: under 18, over 65 residenti a Milano il giovedì

Il biglietto è utilizzabile anche per l’Osservatorio entro i 14 giorni successivi.

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