Una fotografa in viaggio // Marocco

“Porta di accesso all’Africa, il Marocco vi accoglie con le sue profonde diversità, tra leggendarie catene montuose, città antiche e deserti sconfinati.
(Paul Clammer)”

Questa frase riassume bene l’anima variegata del Marocco. Sono partita per il Marocco come sempre con martina e non nascondo che avevo qualche timore di affrontare un viaggio itinerante in una terra che ha una cultura che non conosco.
E’ stato il nostro primo incontro con un paese islamico e l’ignoranza, aggravata da un’informazione occidentale fortemente parziale, mi ha fatto partire con un leggero senso di irrequietezza. E’ bastato poco per capire quanto mi sbagliavo.

Lo dico subito: non ho trovato i marocchini un popolo accogliente o socievole. Mentirei se lo dicessi. Ma, Marrakech a parte, molto educato e rispettoso. Quello che mi ha sorpreso è il grandissimo rispetto che i mussulmani hanno per la religione cristiana, al punto che nelle moschee i simboli cristiani sono molto diffusi (Cristo è uno dei profeti che anche i musulmani riconoscono insieme a Maometto e Abramo) .


Inoltre in Marocco i credenti seguono in maniera molto rigida i dettami dell’Islam, ma allo stesso tempo è un paese in cui la libertà di esprimere religioni diverse o di non seguire l’islam è evidente. E’ facile trovare in città come Marrakech ragazze coperte dal Burqa sedute a fianco di amiche con minigonna e capo scoperto. Sono densamente popolati e frequentissimi i quartieri ebraici nelle grandi città e non mancano chiese cattoliche.

E’ vero che viaggiamo sempre con ragionevolezza e scrupolo, ma l’ho trovato un paese sicuro. Certo, non mi sarei mai addentrata nel deserto senza una guida, ma il rischio più grande delle medine di Fes e Marrakech è quello di perdersi. Il rischio borseggiatori è lo stesso di ogni altra città che abbiamo visitato.

1.Marrakech

In questo post tutte le cose che abbiamo visto in questa caotica e turistica città che nasconde angoli di meraviglie e giardini segreti tra i vicoli dei suoi colorati suq.

marocco

2. Ourzazate

Dopo Marrakech ci siamo spostate verso il deserto, con pernottamento intermedio a Ourzazate.

La strada che porta al m’Hamid passa dal passo del Col du Tichka, è una strada lunga, a tratti sterrata con molti tornanti e non ci sono strade alternative. Per questo abbiamo fatto una notte di sosta a Ourzazate in uno splendido riad berbero: Dar Bergui.


Abbiamo percorso la strada delle mille Kasbha e ci siamo fermate alla piccola e pittoresca kasbha di Telouet dove si trova gli ultimi resti del Pasha Glaoui e la famosissima Ait Ben Haddou, patrimonio mondiale dell’Unesco dove sono stati girati moltissimi film (Gesù di Nazaret, Il gladiatore, il the nel deserto…). Prima di arrivare al nostro riad ci siamo anche fermate per una visita agli Atlas Studios, che non hanno nulla a che vedere coi set di Hollywood, ma sono una sosta carina sopratutto se ci sono bambini e ragazzi al seguito. A quanto pare quando un film ha scene nel deserto si girano qui.

marocco

3.Deserto del Sahara

Dopo la notte a Ourzazate ci siamo dirette verso una di quelle cose che era nella mia lista “cose da fare almeno una volta nella vita” : il bivacco nel deserto del Sahara!
Prima tappa a Tamegroute, vicino a Zagora, per visitare una coperativa locale di ceramisti, dove vengono prodotte le tipiche ceramiche verdi uniche in tutto il Marocco.

E poi direzione m’Hamid dove abbiamo pranzato nell’ultimo campo tendato prima di dirigerci con un’ora di pista al nostro bivacco nel Sahara: il Bivouc sour le etoiles.
Stupendo!
Avevo letto ovunque che non bisognava essere pigri e fermarsi a ridosso di m’Hamid. Che bisognava prendere una guida e farsi accompagnare nel cuore del Shara per non rimanerne delusi.
Avevano ragione. Il vero deserto non è ai bordi delle città. E’ nel nulla. E’ a km e km di pista, dopo pozzi, oasi, allevamenti di dromedari e tende di nomadi.
Lì, lontano dall’ultimo palo di corrente elettrica c’è la duna più alta di tutto il Sahara: erg Chegaga. Lì c’è la notte più buia e il cielo più stellato che abbia mai visto. Lì si scopre per la prima volta il significato della parola silenzio.

Il campo tendato in cui abbiamo alloggiato  era assolutamente confortevole e sicuro (abbiamo scelto la soluzione con bagno privato).
A dicembre di notte, le temperature sono decisamente basse, le tende non sono riscaldate ma coprendosi con le coperte a disposizione non si soffre il freddo.
La salita al tramonto sulla’ Erg Chigaga, la duna più grande e incontaminata di tutto il Sahara è un’esperienza meravigliosa.

In questo post trovate tutti i dettagli sul Deserto del Sahara.

4.Gole del Todra

Dal Sahara ci siamo poi spostate al nord verso Fez facendo tappa alle Gole del Todra e ad Azrou per vedere le scimmiette delle foreste di cedro e Ifra, stazione sciistica del Marocco soprannominata “la piccola Svizzera” e considerata la città più pulita del mondo.

5.Azrou

6.Fez

E poi Fez, splendida regina elegante e piena di arte, cultura e tradizione. L’ho amata.
Nel post su Fes tutti i meravigliosi angoli che non dovete perdervi!

7.Chefchaouen

Mi avevano detto che il viaggio sarebbe stato lungo e scomodo. Ed era vero. Ma abbiamo fatto benissimo a voler risalire su, nel nord del Marocco fino alla piccola e splendida perla blu: Chefchaouen.
Incastonata tra i conti dell’Atlante è un villaggio meraviglioso e ancora poco turistico. La sua media è piccola quindi non si ha mai la sensazione di essersi persi nei suoi vicoli azzurri e quindi si continua cercare nuove strade, nuovi vicoli, nuove porte, nuove fontane  fino ad arrivare alla scalinata blu più fotografata. (qui tutte le foto di Chefchaouen).

Qui si è concluso il nostro viaggio in Marocco, in un albergo vista medina che sicuramente non era un riad tradiziorale, ma ci ha regalato il canto del muezzin più bello di tutto il viaggio. Dalla terrazza della nostra camera abbiamo ascoltato il richiamo alla preghiera di una cinquantina di muezzin che riecheggiava per tutta la valle. Meraviglia.